mercoledì 21 novembre 2012

A.A.A. cinque anni, usato come nuovo, vendesi.

"Mamma, ma io quanto costo?"
"Eh?"
"Quanto costo, io?"
"In che senso?"
"Un euro?"
"Ma perché me lo chiedi?"
"Me l'ha chiesto la Sofia."
"E chi è?"
"Una mia amica della scuola materna. Vuole sapere quanto costo."
"Ma perché?!"
"Perché mi vuole comprare per portarmi a casa sua. Allora, cosa le devo dire? Quanto costo? Un euro, cinque euro?"

lunedì 19 novembre 2012

understatement.

"mamika vieni, ci manca il quarto."
"non so giocare."
"eddài, non importa. tira."
"sgghhh... hmf... gòl."
"urca, guarda che passaggio!"
"rfh... mmmmhh... gol."
"questo è colpa mia, non ho messo gli occhiali."
"hhhhhh... gnnnnnh... gol."
"evvai!"
"gol. ti sei distratto."
"... ma non avevi detto che non sapevi giocare???"

quando tre dei migliori giocatori tra i genitori della classe III B ti chiamano per fare il quarto a biliardino, meglio non esporsi troppo.

comunque è bello scoprire che non si è poi così tanto arrugginiti.

venerdì 16 novembre 2012

Perplessitudine.

Ha iniziato il primo giorno.
Ha fissato i suoi occhi a mandorla nei miei, mi ha sorriso e ha detto: "Tu hai una bella voce."
Mah, insomma, le ho detto io. Non "bella" ma "utile", le ho risposto.
In effetti la mia voce è troppo chiara per essere di contralto, è troppo leggera per un mezzosoprano, è troppo sfigata per un soprano.
Però a forza di ripetere e ripetere e ripetere, a forza di insistere, insomma, adesso mi ci diverto abbastanza. Non è che rispetto a vent'anni fa sia diventata "bella", e ormai non lo diventerà. Però nel tempo ho imparato a fare delle cose. Piano quando serve, forte quando serve. Triste quando deve, gioiosa quando è il suo tempo. Perché cantare è un po' come l'Ecclesiaste, c'è un tempo per ridere e un tempo per ballare, un tempo per piangere, eccetera eccetera.
Mi dà sempre un po' fastidio perché è nasale, e in mezzo ai mezzi spicca come quella di un castrato in un coro di bassi russi.
Comunque, ho imparato a farci delle cose che mi danno piacere. La mia voce mi permette di essere quella che sono, e di dire quello che voglio dire. E' le plus court chemin d'un coeur à un autre.

Però, poche bobbe e pedalare.

Invece.

Invece la maestra (sì Trantor, lo so che non si dice) di vocalità  insiste. Che "è bella. Ha una grande estensione. Senti che belle note basse piene. Senti come arrivi bene in alto. Senti come appoggi. L'avete vista? Quando canta si vede la gioia di cantare. Devi passare nei soprani. Devi sostenere i contralti in questo passaggio."

Ma guarda tu se a (omissis) anni suonati dovevo diventare la prima della classe.

Che mi hanno sempre dato sui nervi, le prime della classe.

Mah.

mercoledì 14 novembre 2012

Il tacco.

Cosa può fare un tacco,
quando a fine giornata sei un po' sfatta
ma passi lo stesso a mangiare una piada con le amiche.
Cosa può fare un tacco, davvero,
può fare miracoli,
cosa può fare un tacco
con la calza velata
e il panta lucido
anche se marina terragni ha detto
che il panta fa tamarro
(chissà, forse perché lei ha le gambe grosse
e non lo può mettere,
il panta).
Cosa può fare un tacco,
che ti fa ancheggiare anche
con l'ernia del disco
tra L5 e S1,
che ti dovevi operare,
dicevano.
Ma che operare.
Basta il tacco, ed ecco
che la schiena s'incurva,
là ove un dì era tutta pianura,
e pare pure che tu ci abbia un culo,
cosa che invero non hai mai avuto,
massimo massimo
un posto per sederti.
Cosa può fare un tacco,
che le amiche ti dicono che sei figa,
gli amici ti guardano contenti
e pensano,
pensano: "Toh, s'è ricordata
ch'era una femmina."
Cosa può farti un tacco
quando sali a dare gli avvisi al coro
sulla pedana del Maestro
e ti accorgi che lui non è poi così alto
come sembra quando dirige
e tiene pure il leggìo a venti metri dal naso
e quindi ti chini a squadra per leggere l'elenco
e ti torna il mal di schiena
un crampo al polpaccio
e i colleghi ti guardano come fossi
un travestito sbilenco al gay pride.
Cosa può farti, un tacco.
Domani metto le sneakers.

lunedì 12 novembre 2012

con la pioggia.

a me quando piove forte vien voglia di abitini e di mare, di colori, sabbia, rastrello e paletta, di cose con le spalline sottili, di pelle abbronzata, di gelati, di testa sott'acqua, di  gabbiani che pisolano al sole, di concerti che finiscono tardi col rinfresco all'aperto che a mezzanotte fa ancora caldo.

mi viene voglia di musica argentina, di viaggi, di cibo esotico, romanzi d'amore, abiti con le balze rosse, poltrone in ristoranti di lusso.

mi viene voglia di cucinare, lavare, stirare, leggere, scrivere, fare bambini, comprare caramelle e scarpe.

ho sempre pensato di essere metereopatica. ma forse sono solo pazza.

domenica 11 novembre 2012

Natural born Ladies.

Sono quelle dai capelli lunghi.
Lunghi dalla nascita.
Le loro madri non glieli hanno mai tagliati.
"Non ne ho il coraggio, sono così belli."
"Mi dicevano: tagliaglieli, che diventano più forti. Ma io non posso farlo."

Mia mamma me li tagliava sempre, a Pasqua. Tutti gli anni. Corti mezzo dito.
Non che fosse religiosa, è che "Sono più pratici", diceva. A marzo riusciva a farmi i codini, ai primi di aprile mi accompagnava dalla parrucchiera.
Mia madre ha sempre tenuto alle cose pratiche.
Ero una figlia nata per caso, e ho imparato presto le regole.
Avevo un'altalena in soggiorno. Però fino alle quattro del pomeriggio non dovevo fare rumore. E dovevo portare i capelli corti.
Ed è così che, io credo, non sono mai riuscita a farmeli crescere.

Invece loro camminano per strada, e i capelli si muovono sulla schiena.
Color del rame, color delle castagne. Hanno onde morbide. Color del cioccolato, colore della notte.
Si muovono e le onde morbide si muovono con loro, delicatamente, naturalmente.
E sono sempre belle.
Con la gonna lunga, con la gonna corta, con i pantaloni e gli stivali.
Con gli stivali da pioggia e l'impermeabile, stamattina, e una bellissima figlia coi capelli lunghi, uguale, dietro. Non hanno bisogno di trucco, o solo di un trucco leggero, indossano abiti morbidi e camminano con leggerezza. Non sembrano mai affaticate, solo lievemente stanche, a volte. Non conoscono le pene dell'amore non corrisposto ma solo i vaghi rimorsi di quello non concesso.

Navigano la vita come snelli velieri su un mare sempre calmo. Sposano uomini ricchi, fanno bei figli e danno loro nomi composti, o nomi di colori. Vanno in vacanza in posti dei quali faccio fatica a ricordare il nome, vanno a New York a Natale, conoscono i posti migliori nei teatri di Londra, hanno un piccolo appartamento a Parigi.

Sono così belle che fai fatica a dar loro l'età. Sono così belle che a me piace guardarle quando passano, osservare i loro lunghi capelli, la pelle di cipria, i cappotti di panno color cammello, le borse di nappa, le scarpe basse di cuoio o quelle col tacco sottile.

Mi piace guardarle mentre osservano quelle vetrine che io non guardo mai.