Hai visto? Ti guardava.
Cosa dici, CapoV?... Ma chi? Quando? Come, dove...
Il Capo Supremo. Ti guardava.
Oddio, cos'ho fatto? Sbagliato annotazione? Trascritto male un atto dall'estero? Trattato a pesci in faccia un utente? Piazzato due matrimoni stesso giorno stessa ora? Chiesto con troppa insistenza di partecipare al corso ANUSCA in lingua inglese una settimana tutto spesato a Castel San Pietro Terme, onde potermi strafocare di gnocco fritto? Autorizzato la cremazione di uno che non è ancora morto? Spedito la salma di un Cingalese in Moldavia? Riso troppo forte?
Non ti guardava per quello.
E allora COSA?
...
...???
Ti fissava le gambe.
Forse inaugurare i nuovi leggings "viens me voir" con un paio di decolletè tacco 9 stamattina al lavoro non è stata la migliore delle trovate possibili.
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mercoledì 18 settembre 2013
mercoledì 4 settembre 2013
Directions to a niece; il senso della vita, dell'amore, del sesso e dei calzini.
Io credo che dovresti cominciare a darle dei consigli, che so...
Credi?
Sì, sei sua zia, sta crescendo, ha diciassette anni, tu sei più vicina a lei d'età, magari a te ti sta a sentire.
Mmmh... che genere di consigli avevi in mente?
Beh, tu che sei una grande lettrice, frequentatrice di biblioteche e librerie, potresti cominciare a consigliarle dei libri, quelli che consideri una specie di canone, per cominciare, magari una volta potresti accompagnarla tu in biblioteca...
Libri, eh?
Libri, cose così.
Directions to a niece:
1) Quando un uomo ti dice che ti ama per la tua intelligenza, assicurati che ti stia fissando il culo.
2) Ricordati che il matrimonio è la tomba dell'amore, una tomba colma di calzini e boxer sporchi.
3) Ricordati di prendere la pillola.
4) Studia, impara, viaggia e stai fuori la notte fino a tardi, più che puoi.
5) Trova prima possibile il modo di mantenerti da sola e vai a vivere per conto tuo. Non temere, i tuoi se ne faranno una ragione.
6) Dalla (nel senso dell'imperativo categorico, non del cantante. E ricordati il preservativo).
7) Ricordati che con gli uomini devi decidere, organizzare, preparare e fare tutto tu, e anche dire grazie alla fine. Valuta tu se e quando ne vale la pena e se trovi un uomo che decide, organizza, prepara e fa... passalo a zia.
8) L'uomo ideale non ha necessariamente la mascella quadrata, ma necessariamente si ricorda di separare i bianchi dai colorati.
9) Non dire a te stessa "prima o poi le cose cambieranno": cambiale ora.
10) Ricordati che si vive una volta, se va bene.
Credi?
Sì, sei sua zia, sta crescendo, ha diciassette anni, tu sei più vicina a lei d'età, magari a te ti sta a sentire.
Mmmh... che genere di consigli avevi in mente?
Beh, tu che sei una grande lettrice, frequentatrice di biblioteche e librerie, potresti cominciare a consigliarle dei libri, quelli che consideri una specie di canone, per cominciare, magari una volta potresti accompagnarla tu in biblioteca...
Libri, eh?
Libri, cose così.
Directions to a niece:
1) Quando un uomo ti dice che ti ama per la tua intelligenza, assicurati che ti stia fissando il culo.
2) Ricordati che il matrimonio è la tomba dell'amore, una tomba colma di calzini e boxer sporchi.
3) Ricordati di prendere la pillola.
4) Studia, impara, viaggia e stai fuori la notte fino a tardi, più che puoi.
5) Trova prima possibile il modo di mantenerti da sola e vai a vivere per conto tuo. Non temere, i tuoi se ne faranno una ragione.
6) Dalla (nel senso dell'imperativo categorico, non del cantante. E ricordati il preservativo).
7) Ricordati che con gli uomini devi decidere, organizzare, preparare e fare tutto tu, e anche dire grazie alla fine. Valuta tu se e quando ne vale la pena e se trovi un uomo che decide, organizza, prepara e fa... passalo a zia.
8) L'uomo ideale non ha necessariamente la mascella quadrata, ma necessariamente si ricorda di separare i bianchi dai colorati.
9) Non dire a te stessa "prima o poi le cose cambieranno": cambiale ora.
10) Ricordati che si vive una volta, se va bene.
venerdì 2 agosto 2013
Non apritemi questa porta. Ossia di cose che si possono fare nelle cabine in spiaggia, sesso, secchielli, sudore e premenopausa.
L'altro giorno, e non è che io abbia una chiara memoria di come si sia arrivati a parlare di questo, dato che l'argomento in discussione tra me, CapoM e CapoV era un argomento prettamente demografico, tipo la certificabilità del primo matrimonio di chi si risposa o la questione della privacy nell'accesso ai dati anagrafici all'interno di reti condivise o la pessima abitudine che hanno alcune signore straniere quando prendono la cittadinanza italiana e, dopo aver dovuto cambiare nome per legge, lo ricambiano un altro paio di volte incasinando l'INA-SAIA e creando disallineamenti di codici fiscali a portare anatemi e carestie fino alla dodicesima generazione, inclusi i rami collaterali, quindi non ho proprio il ricordo di come si sia venuti in argomento.
Ho solo, distinta, l'immagine di CapoV, nell'ufficio di CapoM, semidisteso su una sedia accanto alla scrivania nella sua camicia di lino bianco, coi suoi jeans stirati e i mocassini scamosciati grigio pantegana, che socchiude gli occhi e fa, rivolto a CapoM:
Non hai idea delle cose che si possono fare nelle cabine.
Ora, premesso che CapoV non ha una cabina, ma si ostina a trasportare nelle borse della bici (sì, quelle ai lati della ruota posteriore, proprio quelle in cui le casalinghe attempate stipano la spesa di verdura) il telo, il costume, le ciabatte, la frutta, il giornale nonché un'enorme catena gommata con lucchetto ideata per legare uno scooter di grossa cilindrata a un palo della luce (ma perché non hai preso una cosa più maneggevole? se ti va in mezzo ai raggi t'ammazzi - Era in offerta alla Coop). Quindi delle potenzialità erotiche delle cabine al mare non dovrebbe sapere nulla.
Probabilmente lo ha detto solo per movimentare la mattina sua e di CapoM, tra un permesso di seppellimento e una carta d'identità non valida per l'espatrio.
Il punto è che io ero lì, e io ce l'ho, una cabina. Una piccola cabina con la porticina bianca e l'interno dipinto di azzurro, con tante barchette bianche. Una piccola cabina dove sembra sia esploso un negozio di giochi da spiagga, costellata di cadaveri di lettini, palette senza manico e palline rimbalzine. Una cabina in cui un archeoetnoantropologo potrebbe condurre una campagna di scavo stratigrafico e risalire alle abitudini di gioco dei primi anni '90, riportando alla luce con delicatezza i resti dei giocattoli dei cugini ormai maggiorenni dei miei figli, sepolti sotto i sacchi della mondezza condominiali che ospitano gli ultimi sgargianti prototipi di fucili a pompa idraulica e racchettoni verde lime. Una cabina in cui si riesce ad entrare in uno - massimo due alla volta, e i due in questione non devono superare il metro e quaranta d'altezza. A meno che al mare non ci siano anche i cuginetti di Reggio, nel qual caso per accedere bisogna spingere con violenza per superare la resistenza dei ciambelloni galleggianti con cui i suddetti cuginetti sono adusi a fare il bagno. Una cabina in cui si entra bagnati, sudati e pieni di sabbia e la sabbia e il sudore rimangono sul pavimento finché, a fine giornata, non arrivo io a perpetuare l'estenutante rito della Mater Matuta spazzando via la sabbia e rendendo i venti centimetri quadri calpestabili nuovamente agibili.
Una cabina che ora rientra a pieno titolo nell'elenco delle mie frustrazioni del c***o, perché oltre a sentire l'età che avanza, il tempo che scorre tra lavoro, casa e famiglia senza mai avere un momento per chiedere a Mamikazen 'Ehi, come va?', il vedere il mio corpo ancora godibile che non viene goduto per via di tutto quanto detto sopra, nella malinconica consapevolezza premenopausale che quando potrò godermelo ormai avrà miserevolmente ceduto in pieghe e rotoli supinamente devoti alla forza di gravità, a tutto questo e tanto altro che in questi giorni mi infesta ormai si aggiunge pure un pensiero ricorrente.
Il pensiero compulsivo di tutte quelle cose che si possono fare nelle cabine, e io non ho mai fatto.
Ho solo, distinta, l'immagine di CapoV, nell'ufficio di CapoM, semidisteso su una sedia accanto alla scrivania nella sua camicia di lino bianco, coi suoi jeans stirati e i mocassini scamosciati grigio pantegana, che socchiude gli occhi e fa, rivolto a CapoM:
Non hai idea delle cose che si possono fare nelle cabine.
Ora, premesso che CapoV non ha una cabina, ma si ostina a trasportare nelle borse della bici (sì, quelle ai lati della ruota posteriore, proprio quelle in cui le casalinghe attempate stipano la spesa di verdura) il telo, il costume, le ciabatte, la frutta, il giornale nonché un'enorme catena gommata con lucchetto ideata per legare uno scooter di grossa cilindrata a un palo della luce (ma perché non hai preso una cosa più maneggevole? se ti va in mezzo ai raggi t'ammazzi - Era in offerta alla Coop). Quindi delle potenzialità erotiche delle cabine al mare non dovrebbe sapere nulla.
Probabilmente lo ha detto solo per movimentare la mattina sua e di CapoM, tra un permesso di seppellimento e una carta d'identità non valida per l'espatrio.
Il punto è che io ero lì, e io ce l'ho, una cabina. Una piccola cabina con la porticina bianca e l'interno dipinto di azzurro, con tante barchette bianche. Una piccola cabina dove sembra sia esploso un negozio di giochi da spiagga, costellata di cadaveri di lettini, palette senza manico e palline rimbalzine. Una cabina in cui un archeoetnoantropologo potrebbe condurre una campagna di scavo stratigrafico e risalire alle abitudini di gioco dei primi anni '90, riportando alla luce con delicatezza i resti dei giocattoli dei cugini ormai maggiorenni dei miei figli, sepolti sotto i sacchi della mondezza condominiali che ospitano gli ultimi sgargianti prototipi di fucili a pompa idraulica e racchettoni verde lime. Una cabina in cui si riesce ad entrare in uno - massimo due alla volta, e i due in questione non devono superare il metro e quaranta d'altezza. A meno che al mare non ci siano anche i cuginetti di Reggio, nel qual caso per accedere bisogna spingere con violenza per superare la resistenza dei ciambelloni galleggianti con cui i suddetti cuginetti sono adusi a fare il bagno. Una cabina in cui si entra bagnati, sudati e pieni di sabbia e la sabbia e il sudore rimangono sul pavimento finché, a fine giornata, non arrivo io a perpetuare l'estenutante rito della Mater Matuta spazzando via la sabbia e rendendo i venti centimetri quadri calpestabili nuovamente agibili.
Una cabina che ora rientra a pieno titolo nell'elenco delle mie frustrazioni del c***o, perché oltre a sentire l'età che avanza, il tempo che scorre tra lavoro, casa e famiglia senza mai avere un momento per chiedere a Mamikazen 'Ehi, come va?', il vedere il mio corpo ancora godibile che non viene goduto per via di tutto quanto detto sopra, nella malinconica consapevolezza premenopausale che quando potrò godermelo ormai avrà miserevolmente ceduto in pieghe e rotoli supinamente devoti alla forza di gravità, a tutto questo e tanto altro che in questi giorni mi infesta ormai si aggiunge pure un pensiero ricorrente.
Il pensiero compulsivo di tutte quelle cose che si possono fare nelle cabine, e io non ho mai fatto.
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giovedì 4 luglio 2013
Tie break (jeux décisif)
Ciao collega GenioDeiTelefoni!
Ooh, Mamikazen, che piacere.
Aspetta un momento prima di immergerti nel misterioso mondo degli apparecchi telefonici muti, devo chiederti una cosa.
Spara.
Tu che sei un provetto tennista, puoi darmi qualche dritta sul circolo del tennis?
Per te? Vuoi imparare a giocare?
No, per mio marito che non fa più movimento e mette su pancia. Quando era ragazzo giocava, vorrei regalargli delle lezioni per vedere se riesco a fargli fare un po' di moto.
Segnati questo numero: 063XYZWR, quando chiami chiedi di Mattia che è il coordinatore degli istruttori. Ma toglimi una curiosità...
Certamente, dimmi.
A donne, il marito, come va?
Mah, non saprei. Capisci, se va a donne non lo dice certo a me! Evidentemente comunque non fa abbastanza movim...
Non hai capito.
No?
No. Io intendevo: con TE.
Con... beh, compatibilmente con gli impegni e la famiglia... insomma normale, ma WTF... ?!
Segnati questo numero: 347GFTDFR.
Fatto. E' un insegnante di tennis?
No. E' il mio cellulare. Per te, non per il marito.
...
Ricordati, eh?
...
Ooh, Mamikazen, che piacere.
Aspetta un momento prima di immergerti nel misterioso mondo degli apparecchi telefonici muti, devo chiederti una cosa.
Spara.
Tu che sei un provetto tennista, puoi darmi qualche dritta sul circolo del tennis?
Per te? Vuoi imparare a giocare?
No, per mio marito che non fa più movimento e mette su pancia. Quando era ragazzo giocava, vorrei regalargli delle lezioni per vedere se riesco a fargli fare un po' di moto.
Segnati questo numero: 063XYZWR, quando chiami chiedi di Mattia che è il coordinatore degli istruttori. Ma toglimi una curiosità...
Certamente, dimmi.
A donne, il marito, come va?
Mah, non saprei. Capisci, se va a donne non lo dice certo a me! Evidentemente comunque non fa abbastanza movim...
Non hai capito.
No?
No. Io intendevo: con TE.
Con... beh, compatibilmente con gli impegni e la famiglia... insomma normale, ma WTF... ?!
Segnati questo numero: 347GFTDFR.
Fatto. E' un insegnante di tennis?
No. E' il mio cellulare. Per te, non per il marito.
...
Ricordati, eh?
...
domenica 30 giugno 2013
Il burlone (gente che dorme alle dieci e mezzo del mattino).
'Mfghbrhhhhmhprontoh?'
'E' la signora Mamikazen?'
'H-sì-h.'
'Buongiorno. Sono il medico dell'INPS, devo venire a farle la visita fiscale. Lei è in casa, vero?'
'Hrmhngh-sì.'
'mi dà il suo indirizzo signora per favore?'
'Certo, Via Fringuelli centottantuno, quasi di fronte alla Biblioteca di San Giorgio.'
'Dove devo suonare?'
'Hrmhf-h, nel campanell... insomma, lo vede, ci sono due campanelli, in uno c'è 'Mamikazen', lei suoni lì...'
'Intendevo, a che piano sta?'
'Primo piano a destra.'
'Ma ci sono molte scale da fare?'
'... ma... veram...'
'Perché se ci sono molte scale da fare non vengo. Sa, io sono anziano, e...'
'CAPOV., CAZZO'
'He he, ci se casc...'
'STAVO DORMENDO'
'Dormivi?! Ma sono le dieci e mez...'
'SONO A LETTO CON LE PLACCHE E LA FEBBRE E DORMIVO'
'Ah beh, hi hi haha hohohoho...'
'Ma chi c'è lì con te? C'è anche CapoM.?!'
'Eh sì! Siamo noi due, il tuo ex Capo e il tuo nuovo Capo... Lo senti? ride!'
'Passamelo.'
'Veramente non so se...'
'HO DETTO PASSAMELO'
'Ok, ok, eccolo.'
'CapoM., da te non me lo sarei mai aspettato. Hai preso il matrimonio da trascrivere che era nel mio cassetto? Avete preparato i documenti di quel trasporto per domani?
'Ma come, dormivi? Alle dieci e mezzo del mattino?'
'STO MALE.'
'Ti ho lasciato una cittadinanza da fare per sabato. Certo che... alle dieci e mezzo del mattino...'
'He he hohoho hi hi hi...'
'E' la signora Mamikazen?'
'H-sì-h.'
'Buongiorno. Sono il medico dell'INPS, devo venire a farle la visita fiscale. Lei è in casa, vero?'
'Hrmhngh-sì.'
'mi dà il suo indirizzo signora per favore?'
'Certo, Via Fringuelli centottantuno, quasi di fronte alla Biblioteca di San Giorgio.'
'Dove devo suonare?'
'Hrmhf-h, nel campanell... insomma, lo vede, ci sono due campanelli, in uno c'è 'Mamikazen', lei suoni lì...'
'Intendevo, a che piano sta?'
'Primo piano a destra.'
'Ma ci sono molte scale da fare?'
'... ma... veram...'
'Perché se ci sono molte scale da fare non vengo. Sa, io sono anziano, e...'
'CAPOV., CAZZO'
'He he, ci se casc...'
'STAVO DORMENDO'
'Dormivi?! Ma sono le dieci e mez...'
'SONO A LETTO CON LE PLACCHE E LA FEBBRE E DORMIVO'
'Ah beh, hi hi haha hohohoho...'
'Ma chi c'è lì con te? C'è anche CapoM.?!'
'Eh sì! Siamo noi due, il tuo ex Capo e il tuo nuovo Capo... Lo senti? ride!'
'Passamelo.'
'Veramente non so se...'
'HO DETTO PASSAMELO'
'Ok, ok, eccolo.'
'CapoM., da te non me lo sarei mai aspettato. Hai preso il matrimonio da trascrivere che era nel mio cassetto? Avete preparato i documenti di quel trasporto per domani?
'Ma come, dormivi? Alle dieci e mezzo del mattino?'
'STO MALE.'
'Ti ho lasciato una cittadinanza da fare per sabato. Certo che... alle dieci e mezzo del mattino...'
'He he hohoho hi hi hi...'
domenica 21 aprile 2013
V.M. (Vietato ai Montessoriani)
RodolfoValentino e Guanciabella in cucina giocano ad acqua e sputo con le provette del Piccolo Chimico. Mentre sul divano leggo articoli di cronaca nera su donne picchiate dai fidanzati, uccise dai mariti, sfigurate con l'acido dagli amanti, vengo assalita dal dubbio di aver messo al mondo due potenziali stupratori/stalker/assassini seriali di oneste prostitute.
- Ragazzi. RAGAZZI!
- Sì, mamma?
- Ricordatevi, una donna non si tocca NEANCHE CON UN FIORE. Capito?
- Hmmmm.
- CAPITO?
- Sì, mamma.
- ALTRIMENTI VENGO LI' E VI MENO.
- Ragazzi. RAGAZZI!
- Sì, mamma?
- Ricordatevi, una donna non si tocca NEANCHE CON UN FIORE. Capito?
- Hmmmm.
- CAPITO?
- Sì, mamma.
- ALTRIMENTI VENGO LI' E VI MENO.
sabato 12 gennaio 2013
A Dungeon, without any dragon.
E' un negozietto incastrato alla base di un vecchio, tozzo palazzo anni '60, incistato nel centro storico.
Le vetrine sono un po' sporche, e sempre appannate. Sulle rastrelliere si allineano schiere infinite di cavalieri, mostri, draghi e creature strane, il tutto in miniatura, accanto a barattolini di colore e pennelli da modellismo. La porta a vetri è ricoperta di adesivi il più grande dei quali raffigura una bellissima ragazza che indossa una succinta mise da guerriera medievale.
Quando ci entro mi sento come un pappagallo brasiliano caduto per sbaglio in mezzo a una colonia di pinguini. Intorno ai tavolini ricoperti di stoffa siedono grappoli di ragazzi tra i dodici e i vent'anni, intenti a giocare a Magic o Yu-gi-oh o a parlare di World of Warcraft, così intenti che quasi non si accorgono della femmina di una specie sconosciuta che si è introdotta nel loro habitat. Mentre cammino in punta di piedi cercando di evitare i caschi, le sedie e le gambe lunghe chilometri di questi strani fenicotteri con gli occhiali, mi sento come catapultata in un episodio di Big Bang Theory.
Ma RodolfoValentino, pur essendo il più piccolo dei giocatori, ormai non si perde un torneo di Yu-gi oh, e trascorre buona parte del sabato pomeriggio perfettamente integrato in questa stana colonia semistanziale. Appena varca la soglia magica stacca ogni contatto col mondo-di-fuori, e persino le comunicazioni più essenziali sussurrate dalla madre ansiosa che cerca ansiosamente di diventare trasparente e scomparire al più presto ("lì c'è la merenda con l'acqua" - "ricordati di fare pipì, se ti scappa" - "se vuoi tornare prima, chiedi un cellulare in prestito e chiamami") vengono completamente ignorate.
RodolfoValentino perde sempre, "ma mi sono divertito moltissimo, mamma. Pensa che c'era un adulto col deck Egizio che ha attivato Custode di Tombe e mi ha tolto quattromilasettecento punti. Ma ti rendi conto? il deck Egizio! Sai, mamma? Oggi ho conosciuto un bambino più piccolo di me, avrà cinque o sei anni al massimo, si chiama Carlo, non viene per fare le sfide ma solo per guardare, allora quando il torneo è finito gli ho chiesto se voleva giocare con me, abbiamo fatto una sfida e io ho cominciato a insegnargli come si gioca. Gli ho promesso che se torna gli do delle altre lezioni, così impara anche lui a giocare bene."
Invece io oggi mentre lo aspettavo seminascosta sulla scala coperta di moquette che porta al seminterrato pieno di tavoli da picnic dove l'eterogenea colonia di nerds si sfida a duelli di strategia e, a suo modo, socializza, ho conosciuto un papà sudamericano, a sua volta in attesa sulla scala, esperto di scacchi, che conosceva tutti i vecchi compagni scacchisti di mio padre e abbiamo parlato della sublime arte degli scacchi e del silenzio dei tornei rotto soltanto dai secchi "tack" dei pulsanti dei cronometri.
Ecco, mi piace da morire quando trovo un sacco di umanità nei posti defilati e non comuni.
Quello che mi preoccupa è che RodolfoValentino somiglia sempre più a Sheldon. Oh, grande Giove!
Le vetrine sono un po' sporche, e sempre appannate. Sulle rastrelliere si allineano schiere infinite di cavalieri, mostri, draghi e creature strane, il tutto in miniatura, accanto a barattolini di colore e pennelli da modellismo. La porta a vetri è ricoperta di adesivi il più grande dei quali raffigura una bellissima ragazza che indossa una succinta mise da guerriera medievale.
Quando ci entro mi sento come un pappagallo brasiliano caduto per sbaglio in mezzo a una colonia di pinguini. Intorno ai tavolini ricoperti di stoffa siedono grappoli di ragazzi tra i dodici e i vent'anni, intenti a giocare a Magic o Yu-gi-oh o a parlare di World of Warcraft, così intenti che quasi non si accorgono della femmina di una specie sconosciuta che si è introdotta nel loro habitat. Mentre cammino in punta di piedi cercando di evitare i caschi, le sedie e le gambe lunghe chilometri di questi strani fenicotteri con gli occhiali, mi sento come catapultata in un episodio di Big Bang Theory.
Ma RodolfoValentino, pur essendo il più piccolo dei giocatori, ormai non si perde un torneo di Yu-gi oh, e trascorre buona parte del sabato pomeriggio perfettamente integrato in questa stana colonia semistanziale. Appena varca la soglia magica stacca ogni contatto col mondo-di-fuori, e persino le comunicazioni più essenziali sussurrate dalla madre ansiosa che cerca ansiosamente di diventare trasparente e scomparire al più presto ("lì c'è la merenda con l'acqua" - "ricordati di fare pipì, se ti scappa" - "se vuoi tornare prima, chiedi un cellulare in prestito e chiamami") vengono completamente ignorate.
RodolfoValentino perde sempre, "ma mi sono divertito moltissimo, mamma. Pensa che c'era un adulto col deck Egizio che ha attivato Custode di Tombe e mi ha tolto quattromilasettecento punti. Ma ti rendi conto? il deck Egizio! Sai, mamma? Oggi ho conosciuto un bambino più piccolo di me, avrà cinque o sei anni al massimo, si chiama Carlo, non viene per fare le sfide ma solo per guardare, allora quando il torneo è finito gli ho chiesto se voleva giocare con me, abbiamo fatto una sfida e io ho cominciato a insegnargli come si gioca. Gli ho promesso che se torna gli do delle altre lezioni, così impara anche lui a giocare bene."
Invece io oggi mentre lo aspettavo seminascosta sulla scala coperta di moquette che porta al seminterrato pieno di tavoli da picnic dove l'eterogenea colonia di nerds si sfida a duelli di strategia e, a suo modo, socializza, ho conosciuto un papà sudamericano, a sua volta in attesa sulla scala, esperto di scacchi, che conosceva tutti i vecchi compagni scacchisti di mio padre e abbiamo parlato della sublime arte degli scacchi e del silenzio dei tornei rotto soltanto dai secchi "tack" dei pulsanti dei cronometri.
Ecco, mi piace da morire quando trovo un sacco di umanità nei posti defilati e non comuni.
Quello che mi preoccupa è che RodolfoValentino somiglia sempre più a Sheldon. Oh, grande Giove!
mercoledì 9 gennaio 2013
Lo sguardo (i.e. il sesso e le cose che le amiche sanno e che io non ce la farò mai ad imparare)
"Quindi secondo te in realtà ci stava provando con me?!"
"Sì."
"Maddài, è il suo modo di fare, è un tipo... come dire... abbraccione, ecco."
"Ci stava provando."
"Ma io... ma no, dài. Dopo un po' ci ho fatto l'abitudine, le prime volte certo mi faceva un po' strano, però in effetti è un tipo molto espansivo, mi sono detta che era normale e non ci ho quasi più fatto caso. Quasi. Non del tutto perché in effetti tende sempre ad abbracciare... molto, però..."
"Sei allocca. Ti si voleva fare, e questo è quanto. Guarda che è uno scopatore inveterato."
"Lui? Ma stai scherzando?"
"E' noto. Dove non arriva, butta il cappello."
"Maddài, non l'avrei detto, con quell'aria distinta, alto, serio..."
"Si è fatto tutto il fattibile, è cosa nota. E comunque tu gli fai sangue."
"Ma lascia perdere."
"No, Mamika, tu non te ne accorgi mai. Ma io l'ho visto."
"Ma visto cosa?! Tu l'avrai visto insieme a me tre volte in tutto..."
"Lo sguardo."
"Quale sguardo?"
"Il suo. Ti ricordi quella volta che eravamo (OMISSIS) e siamo scesi dalla macchina insieme e sei andata a salutarlo?"
"Sì, figo, c'era un tempo porco e poi siamo andati a teatro per provare..."
"Non divagare. Quando sei scesa dalla macchina e lui si è accorto che eri tu io l'ho visto, il suo sguardo. Perché quello che pensa di te un uomo non si capisce dalle parole, non si capisce da quello che fa: si capisce da come ti guarda. E io lo vedo, come ti guardano."
"... ma... mi guardano... chi???!!!"
"Gli uomini, a volte."
"Minchia, ma io non me ne accorgo mai? Porca miseria. Sai le occasioni che mi sono persa, magari potevo far carriera o trovarmi l'amante ricco, potevo. E' che io gli uomini li tratto come le donne, da amici, ci scherzo uguale. Se uno non mi fa sesso lo tratto - che so, come la Ballerina, certo magari non proprio uguale... se invece uno mi fa sesso tanto penso inevitabilmente che di me non gliene può fregare niente, quindi dopo un po' supero l'imbarazzo e lo tratto come un amico, da capo al pero. E poi io se non sono innamorata non mi viene da fare sesso. Ma come faccio a capire che invece lui... ?"
"Te l'ho detto, gli uomini li capisci dallo sguardo."
"..."
"E a volte ti guardano in quel modo. Facci caso."
"..."
"..."
"Ma io mi vergogno."
"Sei irrecuperabile."
"Sì."
"Maddài, è il suo modo di fare, è un tipo... come dire... abbraccione, ecco."
"Ci stava provando."
"Ma io... ma no, dài. Dopo un po' ci ho fatto l'abitudine, le prime volte certo mi faceva un po' strano, però in effetti è un tipo molto espansivo, mi sono detta che era normale e non ci ho quasi più fatto caso. Quasi. Non del tutto perché in effetti tende sempre ad abbracciare... molto, però..."
"Sei allocca. Ti si voleva fare, e questo è quanto. Guarda che è uno scopatore inveterato."
"Lui? Ma stai scherzando?"
"E' noto. Dove non arriva, butta il cappello."
"Maddài, non l'avrei detto, con quell'aria distinta, alto, serio..."
"Si è fatto tutto il fattibile, è cosa nota. E comunque tu gli fai sangue."
"Ma lascia perdere."
"No, Mamika, tu non te ne accorgi mai. Ma io l'ho visto."
"Ma visto cosa?! Tu l'avrai visto insieme a me tre volte in tutto..."
"Lo sguardo."
"Quale sguardo?"
"Il suo. Ti ricordi quella volta che eravamo (OMISSIS) e siamo scesi dalla macchina insieme e sei andata a salutarlo?"
"Sì, figo, c'era un tempo porco e poi siamo andati a teatro per provare..."
"Non divagare. Quando sei scesa dalla macchina e lui si è accorto che eri tu io l'ho visto, il suo sguardo. Perché quello che pensa di te un uomo non si capisce dalle parole, non si capisce da quello che fa: si capisce da come ti guarda. E io lo vedo, come ti guardano."
"... ma... mi guardano... chi???!!!"
"Gli uomini, a volte."
"Minchia, ma io non me ne accorgo mai? Porca miseria. Sai le occasioni che mi sono persa, magari potevo far carriera o trovarmi l'amante ricco, potevo. E' che io gli uomini li tratto come le donne, da amici, ci scherzo uguale. Se uno non mi fa sesso lo tratto - che so, come la Ballerina, certo magari non proprio uguale... se invece uno mi fa sesso tanto penso inevitabilmente che di me non gliene può fregare niente, quindi dopo un po' supero l'imbarazzo e lo tratto come un amico, da capo al pero. E poi io se non sono innamorata non mi viene da fare sesso. Ma come faccio a capire che invece lui... ?"
"Te l'ho detto, gli uomini li capisci dallo sguardo."
"..."
"E a volte ti guardano in quel modo. Facci caso."
"..."
"..."
"Ma io mi vergogno."
"Sei irrecuperabile."
mercoledì 19 dicembre 2012
Tu mi fai.
Stasera sono al massimo senti come mi va la voce vocalità venuta benissimo adesso per la prova mi metto qui nel mezzo tra i contralti e i soprani così vedo bene sento bene sfoggio un po' che stasera ho messo la calza con lo stivale figo e l'abitino nero corto che si vede anche quello spicchio di tetta sempre seguendo il principio inderogabile per cui ogni tanto bisogna ricordarsi di essere femmina vai stasera sono al massimo stasera sono
- mamikazen.
- buonasera, el maliz.
- mamikazen, tu mi fai...
- dimmi, el maliz.
- tu mi fai...
- con parole tue.
- io sono vecchio, però...
- beh, vecchio, el maliz... diciamo maturo.
- no, sono vecchio, però tu mi fai...
- credo di aver.
- mamika, insomma, tu mi fai.
- ma questo è bene, el maliz, sintomo che il sangue ancora circola.
- è che proprio mi fai.
- bene.
- buona prova.
- a te.
- mamikazen.
- buonasera, el maliz.
- mamikazen, tu mi fai...
- dimmi, el maliz.
- tu mi fai...
- con parole tue.
- io sono vecchio, però...
- beh, vecchio, el maliz... diciamo maturo.
- no, sono vecchio, però tu mi fai...
- credo di aver.
- mamika, insomma, tu mi fai.
- ma questo è bene, el maliz, sintomo che il sangue ancora circola.
- è che proprio mi fai.
- bene.
- buona prova.
- a te.
sabato 8 dicembre 2012
L'uomo più secsi.
quando vivi con tre uomini in casa
dei quali, due sotto i dieci anni
la tua idea di "uomo attraente"
si lega inesorabilmente
alla capacità del soggetto in questione
di pisciare il più possibile dentro il water.
dei quali, due sotto i dieci anni
la tua idea di "uomo attraente"
si lega inesorabilmente
alla capacità del soggetto in questione
di pisciare il più possibile dentro il water.
Etichette:
cielocomesonofattamale,
condizioni metereologiche avverse,
continuiamo a farci del male,
great expectations,
i figli questi sconosciuti,
i maschi,
l'imprevisto
domenica 30 settembre 2012
the MET experience
- dài, manda un messaggio a zio michibus, chiedigli com'è andata ieri sera al MET, com'è stato dirigere carmen nel tempio della lirica americana, se ha avuto una standing ovation, se gli hanno dato i biglietti per i knicks, se ha incontrato woody allen...
- ok. fatto.
- risposta?
- ecco qui. dice che è andato tutto bene.
- e poi?
- è piaciuto tutto molto, sono stati applauditi tutti, anche lui...
- e poi?
- ci chiede una cosa, ci chiede...
- cosa, cosa?
- chiede...
- COSA?
- ... chiede cosa sta facendo la juve.
- ok. fatto.
- risposta?
- ecco qui. dice che è andato tutto bene.
- e poi?
- è piaciuto tutto molto, sono stati applauditi tutti, anche lui...
- e poi?
- ci chiede una cosa, ci chiede...
- cosa, cosa?
- chiede...
- COSA?
- ... chiede cosa sta facendo la juve.
domenica 1 luglio 2012
direttore multitasking.
- c'è zio michibus sul giornale.
- quale? l'opera? variety? la gazzetta di bologna?
- no, la gazzetta dello sport.
- la gazzetta dello... cosa?
- l'hanno intervistato sulla nazionale di calcio.
- eh?
- lui, baremboim e harding.
- EH? baremboim, harding... e zio michibus?
- senti qui: "daniel harding, raggiunto durante una tournée in giappone..."
- già, e zio michibus? raggiunto mentre si beve un mojito sulla spiaggia di cignocittà?
- no, guarda, è là.
- là dove?
- in acqua, sta facendo fare volavola a guanciabella.
- lo vado a prendere. hai visto mai, gli venisse il mal di musica.
perché a me un po' di strizza è venuta. zio michibus a otto anni rubava le bacchette ai direttori dai camerini e poi ci dirigeva le opere mettendo su i dischi nella soffitta di casa. il vicemaestro del coro vlad all'età di guanciabella sistemava i barattoli in ordine, li intonava e li suonava. l'altro giorno in paninoteca non trovavo guanciabella: si era imboscato sotto il tavolo e suonava la base di metallo con lo stecco del ghiacciolo, dicendo al fratello "io suono la base tu il gambo, sul ritmo ci mettiamo d'accordo". insomma, io un po' di paura ce l'ho, che quello piccolo mi venga fuori che ha a che fare con la musica.
- quale? l'opera? variety? la gazzetta di bologna?
- no, la gazzetta dello sport.
- la gazzetta dello... cosa?
- l'hanno intervistato sulla nazionale di calcio.
- eh?
- lui, baremboim e harding.
- EH? baremboim, harding... e zio michibus?
- senti qui: "daniel harding, raggiunto durante una tournée in giappone..."
- già, e zio michibus? raggiunto mentre si beve un mojito sulla spiaggia di cignocittà?
- no, guarda, è là.
- là dove?
- in acqua, sta facendo fare volavola a guanciabella.
- lo vado a prendere. hai visto mai, gli venisse il mal di musica.
perché a me un po' di strizza è venuta. zio michibus a otto anni rubava le bacchette ai direttori dai camerini e poi ci dirigeva le opere mettendo su i dischi nella soffitta di casa. il vicemaestro del coro vlad all'età di guanciabella sistemava i barattoli in ordine, li intonava e li suonava. l'altro giorno in paninoteca non trovavo guanciabella: si era imboscato sotto il tavolo e suonava la base di metallo con lo stecco del ghiacciolo, dicendo al fratello "io suono la base tu il gambo, sul ritmo ci mettiamo d'accordo". insomma, io un po' di paura ce l'ho, che quello piccolo mi venga fuori che ha a che fare con la musica.
giovedì 31 maggio 2012
love is in the air.
- mamma, oggi ho fatto colpo sull'aya.
- aya? la tua compagna di classe dai tempi della materna? quella aya che è un genio a scuola? quella che sembra una principessa disney, coi capelli neri lunghi fino ai polpacci e gli occhi di carbone con le ciglia da farfalla?
- esatto.
- ma come diamine hai fatto a fare colpo su di lei?
- ah, io non ho fatto niente.
- allora come fai a sapere che hai fatto colpo? te l'ha detto?
- no, non me l'ha detto. cioè, non l'ha detto a me: l'ha detto a tutta la classe.
- COSA? ma che ha detto?
- ha detto "ti amo, rodolfovalentino".
- ha detto "ti amo, rodolfovalentino" davanti a ventuno bambini e bambine di otto anni?
- sì. ma metà classe non stava a sentire.
- la metà maschile, immagino.
- esatto. e la metà femminile ha sentito, ma non ha commentato.
- commentato? perché avrebbero dovuto commentare?
- beh, ad esempio si poteva mettere la cosa ai voti.
- aya? la tua compagna di classe dai tempi della materna? quella aya che è un genio a scuola? quella che sembra una principessa disney, coi capelli neri lunghi fino ai polpacci e gli occhi di carbone con le ciglia da farfalla?
- esatto.
- ma come diamine hai fatto a fare colpo su di lei?
- ah, io non ho fatto niente.
- allora come fai a sapere che hai fatto colpo? te l'ha detto?
- no, non me l'ha detto. cioè, non l'ha detto a me: l'ha detto a tutta la classe.
- COSA? ma che ha detto?
- ha detto "ti amo, rodolfovalentino".
- ha detto "ti amo, rodolfovalentino" davanti a ventuno bambini e bambine di otto anni?
- sì. ma metà classe non stava a sentire.
- la metà maschile, immagino.
- esatto. e la metà femminile ha sentito, ma non ha commentato.
- commentato? perché avrebbero dovuto commentare?
- beh, ad esempio si poteva mettere la cosa ai voti.
martedì 10 aprile 2012
Un giorno per caso.
Pedalo rapidamente verso casa dopo una proficua mattina di ferie spesa al mercato e a chiacchierare intensamente con la Ballerina Cantante. All'altezza della Piazza mi squilla il cellulare. Sullo schermo si materializza la scritta: "SUOCERO UNESCO!!!". Inchiodo.
Suocero UNESCO, oltre ad avere messo al mondo, ormai parecchi anni fa, tra gli altri, anche mio marito Marlowe, è reduce da una lunga carriera da Allegro Chirurgo Ginecologo e Oncologo fondatore di centri di prevenzione. A un certo punto della sua vita, sospettando di battere un po' la fiacca, ha deciso di fare l'assessore alla cultura. Poi, già che c'era, ha pensato bene di fondare uno dei maggiori festival lirici europei (aveva qualche ora libera nel pomeriggio), del quale è tuttora sovrintendente. Oltre a continuare a fare il ginecologo, naturalmente. Perché un piano B tocca sempre averlo, claro. Io, quelle rare volte che mi squilla il cellulare e vedo la scritta "SUOCERO UNESCO", per non so quale reazione pavloviana mi immobilizzo e scatto sull'attenti, che manco Richard Gere in Ufficiale e Gentiluomo.
"Pronto, Suocero UNESCO? La sento forte e chiaro, passo."
"Mamikazen?!"
"Sissignore, Signore."
"Ciao, Mamikazen. Senti, ti chiamo per quell'articolo che hai trovato sulla VedovadelNostroCompositoreAfflittadaunaStoriografiaOstile. Ma dove l'hai trovato?"
"Come ebbi già occasione di dirLe, lo trovai su Internet..."
"Ah, volevo ben dire. L'hai trovato per caso."
"No, veramente lo trovai mentre facevo una ricerca sulla VedovaNCASO, su una pagina di Wikipedia non ricordo se francese o inglese c'era un link al niùiòrctàims..."
"Perchè, vedi, la cosa strana è che nemmeno Filologodalnomedicittà, che è il maggior studioso del Nostro, ne ha mai sentito parlare. Quindi pensavo tu l'avessi trovato per caso."
"Io... veramente... sarei laureata in lettere classiche più master... qualche ricerchina ai miei tempi l'ho fatta..."
(tipo censire tutti i luoghi sacri della mia regione dai galli ai goti, che se non mi pigliava da ragazzina la sgrigna di sposarmi Marlowe e mettere su famiglia magari in questo momento ero a Sabratha a vangare templi, invece che in piazza al cellulare come una scema a parlare a voce alta dei c***i di VedovaNCASO con lei, Suocero UNESCO)
"Sì, ma perché Filologodalnomedicittà non l'ha mai trovato, questo articolo?"
"Perché Filologodalnomedicittà ravana nei fondi delle biblioteche, compulsa manoscritti, riassesta palinsesti, cosa vuole che gliene freghi a lui di un articolo uscito sul niùiòrctàims qualche giorno dopo la morte di VedovaNCASO?"
(che poi un corso di filologia musicale di livello avanzato l'ho fatto anch'io, alla Fondazione Cigno, e devo dire che riuscivo a capire tutto paro paro come gli altri quattro gatti diplomati in Conservatorio che erano con me, sembravo quasi NORMALE quasi UNA DI LORO e devo dire che la laurea in lettere classiche e qualche esamino di filologia quasi quasi mi dava, in alcuni momenti, persino un certo vantaggio)
"Sì, ma continuo a non capire perché Filologotedescopazzo, Filologabirignao MA SOPRATTUTTO FILOLOGODALNOMEDICITTA' non ne abbiano mai sentito parlare."
"Beh, senta, vuol dire che, per una volta, Mamikazen batte Filologodalnomedicittà uno-a-zero."
"Eh?"
"Vuol dire che..."
"Sì, sì. Comunque l'hai trovato per caso, no?"
(ad lib.)
** che se poi a qualcuno venisse gana di leggerselo, 'st'articolo, lo trova qui: morteVedovaNCASO
Suocero UNESCO, oltre ad avere messo al mondo, ormai parecchi anni fa, tra gli altri, anche mio marito Marlowe, è reduce da una lunga carriera da Allegro Chirurgo Ginecologo e Oncologo fondatore di centri di prevenzione. A un certo punto della sua vita, sospettando di battere un po' la fiacca, ha deciso di fare l'assessore alla cultura. Poi, già che c'era, ha pensato bene di fondare uno dei maggiori festival lirici europei (aveva qualche ora libera nel pomeriggio), del quale è tuttora sovrintendente. Oltre a continuare a fare il ginecologo, naturalmente. Perché un piano B tocca sempre averlo, claro. Io, quelle rare volte che mi squilla il cellulare e vedo la scritta "SUOCERO UNESCO", per non so quale reazione pavloviana mi immobilizzo e scatto sull'attenti, che manco Richard Gere in Ufficiale e Gentiluomo.
"Pronto, Suocero UNESCO? La sento forte e chiaro, passo."
"Mamikazen?!"
"Sissignore, Signore."
"Ciao, Mamikazen. Senti, ti chiamo per quell'articolo che hai trovato sulla VedovadelNostroCompositoreAfflittadaunaStoriografiaOstile. Ma dove l'hai trovato?"
"Come ebbi già occasione di dirLe, lo trovai su Internet..."
"Ah, volevo ben dire. L'hai trovato per caso."
"No, veramente lo trovai mentre facevo una ricerca sulla VedovaNCASO, su una pagina di Wikipedia non ricordo se francese o inglese c'era un link al niùiòrctàims..."
"Perchè, vedi, la cosa strana è che nemmeno Filologodalnomedicittà, che è il maggior studioso del Nostro, ne ha mai sentito parlare. Quindi pensavo tu l'avessi trovato per caso."
"Io... veramente... sarei laureata in lettere classiche più master... qualche ricerchina ai miei tempi l'ho fatta..."
(tipo censire tutti i luoghi sacri della mia regione dai galli ai goti, che se non mi pigliava da ragazzina la sgrigna di sposarmi Marlowe e mettere su famiglia magari in questo momento ero a Sabratha a vangare templi, invece che in piazza al cellulare come una scema a parlare a voce alta dei c***i di VedovaNCASO con lei, Suocero UNESCO)
"Sì, ma perché Filologodalnomedicittà non l'ha mai trovato, questo articolo?"
"Perché Filologodalnomedicittà ravana nei fondi delle biblioteche, compulsa manoscritti, riassesta palinsesti, cosa vuole che gliene freghi a lui di un articolo uscito sul niùiòrctàims qualche giorno dopo la morte di VedovaNCASO?"
(che poi un corso di filologia musicale di livello avanzato l'ho fatto anch'io, alla Fondazione Cigno, e devo dire che riuscivo a capire tutto paro paro come gli altri quattro gatti diplomati in Conservatorio che erano con me, sembravo quasi NORMALE quasi UNA DI LORO e devo dire che la laurea in lettere classiche e qualche esamino di filologia quasi quasi mi dava, in alcuni momenti, persino un certo vantaggio)
"Sì, ma continuo a non capire perché Filologotedescopazzo, Filologabirignao MA SOPRATTUTTO FILOLOGODALNOMEDICITTA' non ne abbiano mai sentito parlare."
"Beh, senta, vuol dire che, per una volta, Mamikazen batte Filologodalnomedicittà uno-a-zero."
"Eh?"
"Vuol dire che..."
"Sì, sì. Comunque l'hai trovato per caso, no?"
(ad lib.)
** che se poi a qualcuno venisse gana di leggerselo, 'st'articolo, lo trova qui: morteVedovaNCASO
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domenica 18 marzo 2012
My little Steve Jobs.
Ore sette e quarantacinque antimeridiane.
RodolfoValentino ed io usciamo di casa a piedi diretti, nell'ordine, alla scuola elementare e all'ufficio di S. C.
"Mamma, ti dispiace se mentre camminiamo parliamo un po' di computer?"
"Certo che no, amore."
"Lo sai che ieri ho scaricato l'ultima versione di Adobe Flash Player? Tu ce l'hai l'ultima versione o ne hai una vecchia? Il babbo usa Filezilla. A me piace molto Filezilla. Perché tu non usi Filezilla? Dunque, vediamo se ho capito bene: Word è un programma di scrittura, Excel è un foglio di calcolo, PowerPoint serve per fare le presentazioni - titolo, sottotitolo, immagine, commento. Lo sai che nel mio computer c'era solo Works? Ma a me non piace perché in Works non c'è WordArt, il babbo mi ha promesso che mi installa Word così posso usare WordArt. Poi mi piace molto usare Joomla, il babbo mi lascia entrare nel suo sito vecchio così lo posso usare e poi uso anche Sendblaster. Però mamma c'è un problema: il babbo ha messo la DropBox nel mio computer, io ci ho messo tutte le cose che mi interessavano e che volevo condividere e adesso il babbo mi ha detto che è troppo piena e se lui ci deve mettere una cosa pesante dentro per lavoro non può, quindi me la deve modificare. Senti ma cos'è Internet? Chi l'ha inventata? Che differenza c'è tra Explorer e Firefox? Ho scaricato nel tuo computer il dvd de "Il mio giornale" così puoi creare un tuo giornale come faccio io, sei contenta mamma? E ti ho salvato tutte le canzoni del cd d'inglese Treetops, te le ho salvate in iTunes, in WindowsMediaPlayer e sul desktop. Sei contenta? E poi ti ho installato Paint.NET, così puoi... "
"Amore, scusa se t'interrompo, siamo arrivati. Guarda a destra e a sinistra e attraversa. Un bacio, ci vediamo più tardi, buona giornata."
Cinque minuti dopo, in ufficio.
"Mamikazen, che c'è? Sei stanca?"
"..." *
* naturalmente, quando andrà a scuola da solo e io finalmente potrò andare al lavoro in silenzio o al massimo ascoltando l'iPod, mi mancherà da morire.
RodolfoValentino ed io usciamo di casa a piedi diretti, nell'ordine, alla scuola elementare e all'ufficio di S. C.
"Mamma, ti dispiace se mentre camminiamo parliamo un po' di computer?"
"Certo che no, amore."
"Lo sai che ieri ho scaricato l'ultima versione di Adobe Flash Player? Tu ce l'hai l'ultima versione o ne hai una vecchia? Il babbo usa Filezilla. A me piace molto Filezilla. Perché tu non usi Filezilla? Dunque, vediamo se ho capito bene: Word è un programma di scrittura, Excel è un foglio di calcolo, PowerPoint serve per fare le presentazioni - titolo, sottotitolo, immagine, commento. Lo sai che nel mio computer c'era solo Works? Ma a me non piace perché in Works non c'è WordArt, il babbo mi ha promesso che mi installa Word così posso usare WordArt. Poi mi piace molto usare Joomla, il babbo mi lascia entrare nel suo sito vecchio così lo posso usare e poi uso anche Sendblaster. Però mamma c'è un problema: il babbo ha messo la DropBox nel mio computer, io ci ho messo tutte le cose che mi interessavano e che volevo condividere e adesso il babbo mi ha detto che è troppo piena e se lui ci deve mettere una cosa pesante dentro per lavoro non può, quindi me la deve modificare. Senti ma cos'è Internet? Chi l'ha inventata? Che differenza c'è tra Explorer e Firefox? Ho scaricato nel tuo computer il dvd de "Il mio giornale" così puoi creare un tuo giornale come faccio io, sei contenta mamma? E ti ho salvato tutte le canzoni del cd d'inglese Treetops, te le ho salvate in iTunes, in WindowsMediaPlayer e sul desktop. Sei contenta? E poi ti ho installato Paint.NET, così puoi... "
"Amore, scusa se t'interrompo, siamo arrivati. Guarda a destra e a sinistra e attraversa. Un bacio, ci vediamo più tardi, buona giornata."
Cinque minuti dopo, in ufficio.
"Mamikazen, che c'è? Sei stanca?"
"..." *
* naturalmente, quando andrà a scuola da solo e io finalmente potrò andare al lavoro in silenzio o al massimo ascoltando l'iPod, mi mancherà da morire.
domenica 29 gennaio 2012
Il racconto spaziale.
Ero nella mia cucina ma ecco che il frigorifero si è aperto ed è uscita una sostanza verde che mi ha inondato totalmente. Allora l'ho assaggiata e... bum! si è aperto un varco tridimensionale che mi ha risucchiato sul pianeta Marte. Arrivato lì ho incontrato l'alieno Ipnosione. Mi ha portato nel suo laboratorio e mi ha messo una divisa spaziale, quattro volte più resistente dello spazio, che usa il teletrasporto. Col teletrasporto io sono tornato nella mia cucina di sempre.
(racconto - titolo compreso - scritto e gentilmente prestato dal settenne RodolfoValentino, che non ha ancora mai letto un libro di fantascienza in vita sua ma evidentemente ci è portato).
(racconto - titolo compreso - scritto e gentilmente prestato dal settenne RodolfoValentino, che non ha ancora mai letto un libro di fantascienza in vita sua ma evidentemente ci è portato).
giovedì 26 gennaio 2012
uomini e polacchini.
una si compra un paio di polacchini nuovi. neri, risvolto col pelo, tacco molto alto.
ora, una delle poche cose sexy che mia mamma mi ha fatto, forse l'unica - a parte le tette che non sono male, nonostante i due figli - sono le gambe.
sì, insomma, i piedi non sono da cenerentola, però sono snelli, la caviglia è sottilissima. vabbè, il ginocchio è un po' da cavalla, ma non sono niente male.
quindi visto che ho cambiato lavoro e non devo passare le ore in piedi in un museo gelato o in laboratorio a maneggiare colori acrilici e colla a caldo o nei depositi tra muffa e polvere, ho deciso di cambiare mise.
una gonna corta, un paio di tacchi. molti fuseaux coi miniabiti. insomma, se non lo faccio adesso non lo faccio più, mi sono detta, e mi sono lanciata.
i polacchini fanno parte del restyling perché va bene il tacco, ma io esco di casa a piedi alle sette e mezza di mattina e prima di arrivare al lavoro porto a scuola il settenne, quindi il piede va tenuto rigorosamente al caldo. e poi il polacchino fa tanto lara del dottor zivago, la caviglina che spunta dal pelo è ancor più tornita, insomma, ero proprio convinta.
finché non ho ricevuto i primi feedback da interlocutori maschi.
feedback n.o 1 : "ma non ti fanno male i piedi su quei trampoli? senti, domani portati al lavoro un paio di ciabatte così quando stai qui in archivio te le metti e stai comoda."
(collega I., detto anche "il mostro dell'archivio", scapolone impenitente e anziano tombeur des femmes)
feedback n.o 2 : "ti avevo scambiata per una soubrette"
(collega V., capufficio dell'ufficio vicino, very cool e modaiolo)
feedback n.o 3: "che scarpe bellissime!"
(L., sette anni, compagno di scuola di mio figlio)
feedback n.o 5: "ODDIO!!! ... ... ehm... scusa mamma se ho urlato. Mi sembrava un piccione"
(mio figlio, sette anni, in riferimento al mio piede che si muove al ritmo della musica mentre sono seduta al bar con le gambe accavallate)
feedback n.o 6: "c***o, che ggambe!"
(un homeless in evidente stato di alterazione in una via buia del centro di sera)
il mio piano-di-riqualificazione-volto-a-trasformarmi-in-una-figa-galattica-prima-che-sia-davvero-troppo-tardi si sta rivelando di ardua applicazione.
forse è già troppo tardi.
ora, una delle poche cose sexy che mia mamma mi ha fatto, forse l'unica - a parte le tette che non sono male, nonostante i due figli - sono le gambe.
sì, insomma, i piedi non sono da cenerentola, però sono snelli, la caviglia è sottilissima. vabbè, il ginocchio è un po' da cavalla, ma non sono niente male.
quindi visto che ho cambiato lavoro e non devo passare le ore in piedi in un museo gelato o in laboratorio a maneggiare colori acrilici e colla a caldo o nei depositi tra muffa e polvere, ho deciso di cambiare mise.
una gonna corta, un paio di tacchi. molti fuseaux coi miniabiti. insomma, se non lo faccio adesso non lo faccio più, mi sono detta, e mi sono lanciata.
i polacchini fanno parte del restyling perché va bene il tacco, ma io esco di casa a piedi alle sette e mezza di mattina e prima di arrivare al lavoro porto a scuola il settenne, quindi il piede va tenuto rigorosamente al caldo. e poi il polacchino fa tanto lara del dottor zivago, la caviglina che spunta dal pelo è ancor più tornita, insomma, ero proprio convinta.
finché non ho ricevuto i primi feedback da interlocutori maschi.
feedback n.o 1 : "ma non ti fanno male i piedi su quei trampoli? senti, domani portati al lavoro un paio di ciabatte così quando stai qui in archivio te le metti e stai comoda."
(collega I., detto anche "il mostro dell'archivio", scapolone impenitente e anziano tombeur des femmes)
feedback n.o 2 : "ti avevo scambiata per una soubrette"
(collega V., capufficio dell'ufficio vicino, very cool e modaiolo)
feedback n.o 3: "che scarpe bellissime!"
(L., sette anni, compagno di scuola di mio figlio)
feedback n.o 5: "ODDIO!!! ... ... ehm... scusa mamma se ho urlato. Mi sembrava un piccione"
(mio figlio, sette anni, in riferimento al mio piede che si muove al ritmo della musica mentre sono seduta al bar con le gambe accavallate)
feedback n.o 6: "c***o, che ggambe!"
(un homeless in evidente stato di alterazione in una via buia del centro di sera)
il mio piano-di-riqualificazione-volto-a-trasformarmi-in-una-figa-galattica-prima-che-sia-davvero-troppo-tardi si sta rivelando di ardua applicazione.
forse è già troppo tardi.
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