Mia mamma mi ha detto: saresti disposto a prestare il tuo letto per due notti a Trantor?
Ma io dove dormo? Le ho chiesto.
Nel lettone con me e il babbo, mi ha risposto. E io le ho detto sì, va bene, le ho detto che Trantor poteva dormire nel mio letto. Poi l'ho vista arrivare.
Era tutta vestita di bianco e sembrava una principessa delle favole. Però poi siamo andati al ristorante e lei non mangia come le principesse dei libri. Così ho deciso che era una tipa a posto e mi sono seduto in braccio a lei e le ho fatto un sacco di disegni sulla tovaglia, e lei chiacchierava con me come si fa tra grandi e questa è una cosa che a me piace molto.
Poi però lei e la mamma se ne sono andate a fare cose di coro e io ho dovuto mollare la presa. Ma la mattina dopo la mamma era al lavoro e io sono rimasto parecchio sulle ginocchia di Trantor a scegliere la foto del concerto da mandare ai giornali. Poi le ho fatto vedere i miei puzzle, i miei pupazzi, i disegni, le carte di yu-gi-oh e dei pokemon. Il pomeriggio siamo andati a fare un giro e io ho tenuto la mano a Trantor tutto il tempo. La sera abbiamo mangiato tutti assieme e c'era il formaggio che ci ha portato Trantor.
La mattina dopo, quando mi sono svegliato, Trantor era andata via.
Però mi ha promesso che ci vediamo presto.
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mercoledì 2 gennaio 2013
domenica 23 dicembre 2012
Cerco un centro di gravità permanente.
Concerto n. 1 per Mamikazen, M.o Ad, Coro e Pianoforte.
- Mamika, oggi ti metti al centro, eh.
- Ah... eh... veramente...
- Al centro. Ho deciso. Mi serve che stai lì.
- Mmmfhsphf... ok, ci provo.
...
- Scusate, permesso... scus... ops... scusa, corista V., posso mettermi qui?
- Mpf, perché?
- Perché l'ha detto il maestro.
- Ok vieni.
- Adesso però siamo dieci dietro e tre davanti... qualcuna di quelle 'diversamente alte' potrebbe andare davanti... Spighetta? Funghetto?
- Assolutamente no, il nostro posto è qui.
- Oh, beh, peggio per voi, vado io davanti. Poi non lamentatevi che non vedete.
- QUESTO E' IL MIO POSTO
- Corista White... come dici?
- QUESTO E' IL MIO POSTO CI VENGO IO
- Veramente, corista White, M.o Ad ti ha chiesto di stare dietro perché hai fatto poche prove...
- QUESTO E' IL MIO POSTO
- E poi sei arrivata in ritardo...
- QUESTO E' IL MIO POSTO
- Ok.
...
- Mamikazen, ti avevo chiesto di stare al centro. Invece sei finita in fondo a cantare da dietro la colonna e a girare le pagine a Vlad. Ma una volta non puoi fare quello che ti chiedo?
- Io vivo per compiacerti, Ad. Ma...
- Ma?
- Corista White è campionessa di nuoto e ha le spalle molto più larghe delle tue.
- Capisco.
Concerto n. 2 per Mamikazen, M.o Ad, Coro e Pianoforte.
Mamikazen questa volta è al centro della fila dietro. Dall'inizio della prova. Si è piazzata lì e il resto del coro intorno. Inamovibile, granitica nonostante gli strilli acuti dei soprani e il trauma del vedere il Maestro di fronte. E' molto fiera di avercela fatta, si sente come Amundsen, Messner e il dottor Livingstone tutti assieme. Ha un sorriso ebete e canta forte. Dopo la prova, le si avvicina M.o Ad.
- Mamika, ci sarebbe bisogno che tu presentassi i brani.
- ... Eh?
- Dovresti presentare.
- EH??? Non sento
- Dovresti presentare i brani. C'è una presentatrice che presenta i cori, poi ogni coro presenta i propri brani.
- ...
- Devi dire i brani e i nomi dei solisti.
- ...
- Qualche domanda?
- Non posso andare su e giù dal centro del coro, vero?
- No, direi di no.
- Quindi vado a mettermi in fondo dietro la colo... dietro la tastiera. E giro le pagine a Vlad.
- Perfetto.
- ...
- Mamika, oggi ti metti al centro, eh.
- Ah... eh... veramente...
- Al centro. Ho deciso. Mi serve che stai lì.
- Mmmfhsphf... ok, ci provo.
...
- Scusate, permesso... scus... ops... scusa, corista V., posso mettermi qui?
- Mpf, perché?
- Perché l'ha detto il maestro.
- Ok vieni.
- Adesso però siamo dieci dietro e tre davanti... qualcuna di quelle 'diversamente alte' potrebbe andare davanti... Spighetta? Funghetto?
- Assolutamente no, il nostro posto è qui.
- Oh, beh, peggio per voi, vado io davanti. Poi non lamentatevi che non vedete.
- QUESTO E' IL MIO POSTO
- Corista White... come dici?
- QUESTO E' IL MIO POSTO CI VENGO IO
- Veramente, corista White, M.o Ad ti ha chiesto di stare dietro perché hai fatto poche prove...
- QUESTO E' IL MIO POSTO
- E poi sei arrivata in ritardo...
- QUESTO E' IL MIO POSTO
- Ok.
...
- Mamikazen, ti avevo chiesto di stare al centro. Invece sei finita in fondo a cantare da dietro la colonna e a girare le pagine a Vlad. Ma una volta non puoi fare quello che ti chiedo?
- Io vivo per compiacerti, Ad. Ma...
- Ma?
- Corista White è campionessa di nuoto e ha le spalle molto più larghe delle tue.
- Capisco.
Concerto n. 2 per Mamikazen, M.o Ad, Coro e Pianoforte.
Mamikazen questa volta è al centro della fila dietro. Dall'inizio della prova. Si è piazzata lì e il resto del coro intorno. Inamovibile, granitica nonostante gli strilli acuti dei soprani e il trauma del vedere il Maestro di fronte. E' molto fiera di avercela fatta, si sente come Amundsen, Messner e il dottor Livingstone tutti assieme. Ha un sorriso ebete e canta forte. Dopo la prova, le si avvicina M.o Ad.
- Mamika, ci sarebbe bisogno che tu presentassi i brani.
- ... Eh?
- Dovresti presentare.
- EH??? Non sento
- Dovresti presentare i brani. C'è una presentatrice che presenta i cori, poi ogni coro presenta i propri brani.
- ...
- Devi dire i brani e i nomi dei solisti.
- ...
- Qualche domanda?
- Non posso andare su e giù dal centro del coro, vero?
- No, direi di no.
- Quindi vado a mettermi in fondo dietro la colo... dietro la tastiera. E giro le pagine a Vlad.
- Perfetto.
- ...
mercoledì 19 dicembre 2012
Il baco nel sistema.
Sera. Ultima prova prima degli ultimi concerti prima della fine dell'anno.
Hallelujah di Haendel.
Ad lo ha ripassato con i tenori e i bassi facendo prove apposite. Con i soprani e i contralti no, perché "Tanto non c'è bisogno."
Partiamo tutti.
Dopo le prime dieci battute alcuni contralti cominciano a perdersi.
Dopo una ventina di battute, a cantare restiamo in due o tre.
Ad è costernato: "Ma alla prova da sole la sapevate. Andavate bene."
"Ma insieme non ce la facciamo", gli risponde la Dama di Picche.
"Ma la sapevate! Non è possibile." Ad è affranto: "Persino i tenori ormai la sanno", conclude scoraggiato.
"Dopo la prova ci fermiamo a provarlo, solo contralti."
Dopo la prova ci fermiamo a provarlo, solo contralti. "No, no! Così non va bene, sentite qui? è staccato, e poi va in su, non in giù." Ad pesta sui tasti, fa riprovare ogni frase daccapo più volte. Resto un po' lì a ululare poi vado a sistemare la stanza.
Alla fine restiamo in tre con la Maraschina. Mentre spengo le luci, controllo i bagni, chiudo la porta della banca del tempo, torno indietro perché ho dimenticato la borsa eccetera eccetera, Ad e la Maraschina parlano della contabilità del coro.
"Dov'è Mamikazen?", fa Ad. "Sono qui, non trovo le chiavi della macchina", rispondo, prendendolo sottobraccio mentre andiamo alle auto. Ancora non si dà pace.
"Ma alle prove la sapevate", insiste.
"Scusa ma ce l'hai fatta provare due volte alla corsara, che pretendevi?"
"Ma la sapevate. Io sentivo."
"Adesso io un po' l'ho imparata", fa la Maraschina, "a casa la ripasso e vedrai che per giovedì la so."
"Ma perché stasera non la sapevate?"
"Non guardare me", mi stringo nelle spalle, "se mi fai l'accordo io parto, lo sai."
Si gira e mi guarda con astio, "Allora... "
"Allora?"
"... allora io sentivo te, quando provavate da sole."
Insomma, può essere. In fondo sono vent'anni che la canto, non è colpa mia, invece le altre hanno dovuto impararla "per sentito dire". Magari mi sono girata un pochino verso di loro mentre cantavo e ho cantato un pochino più forte del solito, e qualcuna magari mi è venuta dietro, e tu hai avuto l'impressione che tutte la sapessero bene...
Ma se ti aspetti che io non canti alcune cose solo perché le so, aspetterai lunga pezza, mio caro.
(... oppure potresti deciderti a farci imparare qualcosa di nuovo, per cambiare...)
Hallelujah di Haendel.
Ad lo ha ripassato con i tenori e i bassi facendo prove apposite. Con i soprani e i contralti no, perché "Tanto non c'è bisogno."
Partiamo tutti.
Dopo le prime dieci battute alcuni contralti cominciano a perdersi.
Dopo una ventina di battute, a cantare restiamo in due o tre.
Ad è costernato: "Ma alla prova da sole la sapevate. Andavate bene."
"Ma insieme non ce la facciamo", gli risponde la Dama di Picche.
"Ma la sapevate! Non è possibile." Ad è affranto: "Persino i tenori ormai la sanno", conclude scoraggiato.
"Dopo la prova ci fermiamo a provarlo, solo contralti."
Dopo la prova ci fermiamo a provarlo, solo contralti. "No, no! Così non va bene, sentite qui? è staccato, e poi va in su, non in giù." Ad pesta sui tasti, fa riprovare ogni frase daccapo più volte. Resto un po' lì a ululare poi vado a sistemare la stanza.
Alla fine restiamo in tre con la Maraschina. Mentre spengo le luci, controllo i bagni, chiudo la porta della banca del tempo, torno indietro perché ho dimenticato la borsa eccetera eccetera, Ad e la Maraschina parlano della contabilità del coro.
"Dov'è Mamikazen?", fa Ad. "Sono qui, non trovo le chiavi della macchina", rispondo, prendendolo sottobraccio mentre andiamo alle auto. Ancora non si dà pace.
"Ma alle prove la sapevate", insiste.
"Scusa ma ce l'hai fatta provare due volte alla corsara, che pretendevi?"
"Ma la sapevate. Io sentivo."
"Adesso io un po' l'ho imparata", fa la Maraschina, "a casa la ripasso e vedrai che per giovedì la so."
"Ma perché stasera non la sapevate?"
"Non guardare me", mi stringo nelle spalle, "se mi fai l'accordo io parto, lo sai."
Si gira e mi guarda con astio, "Allora... "
"Allora?"
"... allora io sentivo te, quando provavate da sole."
Insomma, può essere. In fondo sono vent'anni che la canto, non è colpa mia, invece le altre hanno dovuto impararla "per sentito dire". Magari mi sono girata un pochino verso di loro mentre cantavo e ho cantato un pochino più forte del solito, e qualcuna magari mi è venuta dietro, e tu hai avuto l'impressione che tutte la sapessero bene...
Ma se ti aspetti che io non canti alcune cose solo perché le so, aspetterai lunga pezza, mio caro.
(... oppure potresti deciderti a farci imparare qualcosa di nuovo, per cambiare...)
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Tu mi fai.
Stasera sono al massimo senti come mi va la voce vocalità venuta benissimo adesso per la prova mi metto qui nel mezzo tra i contralti e i soprani così vedo bene sento bene sfoggio un po' che stasera ho messo la calza con lo stivale figo e l'abitino nero corto che si vede anche quello spicchio di tetta sempre seguendo il principio inderogabile per cui ogni tanto bisogna ricordarsi di essere femmina vai stasera sono al massimo stasera sono
- mamikazen.
- buonasera, el maliz.
- mamikazen, tu mi fai...
- dimmi, el maliz.
- tu mi fai...
- con parole tue.
- io sono vecchio, però...
- beh, vecchio, el maliz... diciamo maturo.
- no, sono vecchio, però tu mi fai...
- credo di aver.
- mamika, insomma, tu mi fai.
- ma questo è bene, el maliz, sintomo che il sangue ancora circola.
- è che proprio mi fai.
- bene.
- buona prova.
- a te.
- mamikazen.
- buonasera, el maliz.
- mamikazen, tu mi fai...
- dimmi, el maliz.
- tu mi fai...
- con parole tue.
- io sono vecchio, però...
- beh, vecchio, el maliz... diciamo maturo.
- no, sono vecchio, però tu mi fai...
- credo di aver.
- mamika, insomma, tu mi fai.
- ma questo è bene, el maliz, sintomo che il sangue ancora circola.
- è che proprio mi fai.
- bene.
- buona prova.
- a te.
lunedì 10 dicembre 2012
i coristi non sono normali.
tardo pomeriggio.
- allora, com'è andato il montaggio del palco?
- non me ne parlare, mamikazen. un disastro. io non ci voglio più avere niente a che fare.
- ma non c'era l'uomoconlavaligia? lui l'ha montato un sacco di volte...
- l'uomoconlavaligia non si è visto. ha detto che veniva e poi non è venuto. non ha manco telefonato.
- strano, non è proprio da lui.
sera, prima del concerto.
- mamikazen, hai saputo dell'uomoconlavaligia?
- cosa?
- ha avuto un incidente.
- COSA?
- con lo scooter. stava andando a montare il palco, un tizio contromano l'ha centrato in pieno con l'auto.
- MA COME STA???
- mah, pare costole rotte, polso rotto, vertebre così così, trauma cranico. quando si è svegliato non si ricordava più nemmeno come si chiamava.
- ...
il giorno dopo.
- allora, come sta l'uomoconlavaligia???
- un disastro. lo tengono sotto analgesici. però ha avuto un primo momento di lucidità.
- oh, fantastico! ha riconociuto la moglie? le figlie?
- no.
- allora? cosa ha detto?
- le sue prime parole sono state: "sono riusciti a montare il palco? com'è andato il concerto?"
- allora, com'è andato il montaggio del palco?
- non me ne parlare, mamikazen. un disastro. io non ci voglio più avere niente a che fare.
- ma non c'era l'uomoconlavaligia? lui l'ha montato un sacco di volte...
- l'uomoconlavaligia non si è visto. ha detto che veniva e poi non è venuto. non ha manco telefonato.
- strano, non è proprio da lui.
sera, prima del concerto.
- mamikazen, hai saputo dell'uomoconlavaligia?
- cosa?
- ha avuto un incidente.
- COSA?
- con lo scooter. stava andando a montare il palco, un tizio contromano l'ha centrato in pieno con l'auto.
- MA COME STA???
- mah, pare costole rotte, polso rotto, vertebre così così, trauma cranico. quando si è svegliato non si ricordava più nemmeno come si chiamava.
- ...
il giorno dopo.
- allora, come sta l'uomoconlavaligia???
- un disastro. lo tengono sotto analgesici. però ha avuto un primo momento di lucidità.
- oh, fantastico! ha riconociuto la moglie? le figlie?
- no.
- allora? cosa ha detto?
- le sue prime parole sono state: "sono riusciti a montare il palco? com'è andato il concerto?"
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venerdì 16 novembre 2012
Perplessitudine.
Ha iniziato il primo giorno.
Ha fissato i suoi occhi a mandorla nei miei, mi ha sorriso e ha detto: "Tu hai una bella voce."
Mah, insomma, le ho detto io. Non "bella" ma "utile", le ho risposto.
In effetti la mia voce è troppo chiara per essere di contralto, è troppo leggera per un mezzosoprano, è troppo sfigata per un soprano.
Però a forza di ripetere e ripetere e ripetere, a forza di insistere, insomma, adesso mi ci diverto abbastanza. Non è che rispetto a vent'anni fa sia diventata "bella", e ormai non lo diventerà. Però nel tempo ho imparato a fare delle cose. Piano quando serve, forte quando serve. Triste quando deve, gioiosa quando è il suo tempo. Perché cantare è un po' come l'Ecclesiaste, c'è un tempo per ridere e un tempo per ballare, un tempo per piangere, eccetera eccetera.
Mi dà sempre un po' fastidio perché è nasale, e in mezzo ai mezzi spicca come quella di un castrato in un coro di bassi russi.
Comunque, ho imparato a farci delle cose che mi danno piacere. La mia voce mi permette di essere quella che sono, e di dire quello che voglio dire. E' le plus court chemin d'un coeur à un autre.
Però, poche bobbe e pedalare.
Invece.
Invece la maestra (sì Trantor, lo so che non si dice) di vocalità insiste. Che "è bella. Ha una grande estensione. Senti che belle note basse piene. Senti come arrivi bene in alto. Senti come appoggi. L'avete vista? Quando canta si vede la gioia di cantare. Devi passare nei soprani. Devi sostenere i contralti in questo passaggio."
Ma guarda tu se a (omissis) anni suonati dovevo diventare la prima della classe.
Che mi hanno sempre dato sui nervi, le prime della classe.
Mah.
Ha fissato i suoi occhi a mandorla nei miei, mi ha sorriso e ha detto: "Tu hai una bella voce."
Mah, insomma, le ho detto io. Non "bella" ma "utile", le ho risposto.
In effetti la mia voce è troppo chiara per essere di contralto, è troppo leggera per un mezzosoprano, è troppo sfigata per un soprano.
Però a forza di ripetere e ripetere e ripetere, a forza di insistere, insomma, adesso mi ci diverto abbastanza. Non è che rispetto a vent'anni fa sia diventata "bella", e ormai non lo diventerà. Però nel tempo ho imparato a fare delle cose. Piano quando serve, forte quando serve. Triste quando deve, gioiosa quando è il suo tempo. Perché cantare è un po' come l'Ecclesiaste, c'è un tempo per ridere e un tempo per ballare, un tempo per piangere, eccetera eccetera.
Mi dà sempre un po' fastidio perché è nasale, e in mezzo ai mezzi spicca come quella di un castrato in un coro di bassi russi.
Comunque, ho imparato a farci delle cose che mi danno piacere. La mia voce mi permette di essere quella che sono, e di dire quello che voglio dire. E' le plus court chemin d'un coeur à un autre.
Però, poche bobbe e pedalare.
Invece.
Invece la maestra (sì Trantor, lo so che non si dice) di vocalità insiste. Che "è bella. Ha una grande estensione. Senti che belle note basse piene. Senti come arrivi bene in alto. Senti come appoggi. L'avete vista? Quando canta si vede la gioia di cantare. Devi passare nei soprani. Devi sostenere i contralti in questo passaggio."
Ma guarda tu se a (omissis) anni suonati dovevo diventare la prima della classe.
Che mi hanno sempre dato sui nervi, le prime della classe.
Mah.
mercoledì 14 novembre 2012
Il tacco.
Cosa può fare un tacco,
quando a fine giornata sei un po' sfatta
ma passi lo stesso a mangiare una piada con le amiche.
Cosa può fare un tacco, davvero,
può fare miracoli,
cosa può fare un tacco
con la calza velata
e il panta lucido
anche se marina terragni ha detto
che il panta fa tamarro
(chissà, forse perché lei ha le gambe grosse
e non lo può mettere,
il panta).
Cosa può fare un tacco,
che ti fa ancheggiare anche
con l'ernia del disco
tra L5 e S1,
che ti dovevi operare,
dicevano.
Ma che operare.
Basta il tacco, ed ecco
che la schiena s'incurva,
là ove un dì era tutta pianura,
e pare pure che tu ci abbia un culo,
cosa che invero non hai mai avuto,
massimo massimo
un posto per sederti.
Cosa può fare un tacco,
che le amiche ti dicono che sei figa,
gli amici ti guardano contenti
e pensano,
pensano: "Toh, s'è ricordata
ch'era una femmina."
Cosa può farti un tacco
quando sali a dare gli avvisi al coro
sulla pedana del Maestro
e ti accorgi che lui non è poi così alto
come sembra quando dirige
e tiene pure il leggìo a venti metri dal naso
e quindi ti chini a squadra per leggere l'elenco
e ti torna il mal di schiena
un crampo al polpaccio
e i colleghi ti guardano come fossi
un travestito sbilenco al gay pride.
Cosa può farti, un tacco.
Domani metto le sneakers.
quando a fine giornata sei un po' sfatta
ma passi lo stesso a mangiare una piada con le amiche.
Cosa può fare un tacco, davvero,
può fare miracoli,
cosa può fare un tacco
con la calza velata
e il panta lucido
anche se marina terragni ha detto
che il panta fa tamarro
(chissà, forse perché lei ha le gambe grosse
e non lo può mettere,
il panta).
Cosa può fare un tacco,
che ti fa ancheggiare anche
con l'ernia del disco
tra L5 e S1,
che ti dovevi operare,
dicevano.
Ma che operare.
Basta il tacco, ed ecco
che la schiena s'incurva,
là ove un dì era tutta pianura,
e pare pure che tu ci abbia un culo,
cosa che invero non hai mai avuto,
massimo massimo
un posto per sederti.
Cosa può fare un tacco,
che le amiche ti dicono che sei figa,
gli amici ti guardano contenti
e pensano,
pensano: "Toh, s'è ricordata
ch'era una femmina."
Cosa può farti un tacco
quando sali a dare gli avvisi al coro
sulla pedana del Maestro
e ti accorgi che lui non è poi così alto
come sembra quando dirige
e tiene pure il leggìo a venti metri dal naso
e quindi ti chini a squadra per leggere l'elenco
e ti torna il mal di schiena
un crampo al polpaccio
e i colleghi ti guardano come fossi
un travestito sbilenco al gay pride.
Cosa può farti, un tacco.
Domani metto le sneakers.
domenica 7 ottobre 2012
another end of the world as we know it
bene, facciamo una cosa veloce. forse era meglio se non venivo. restavo al lavoro. ormai sono qui. guarda il sindaco, è come clint eastwood, ha solo due espressioni, col cappello e senza. ci sono i volontari della coop con le pettorine rosse. ci sono tutti i vecchi coristi. ci sono tutti i vecchi comunisti dei tre grandi quartieri comunisti della città. uno pensa che un funerale senza chiesa sia meno triste invece è peggio perché c'è solo il morto, la gente, il cielo. non c'è la chiesa che ti tiene all'interno, il prete che parla di consolazione, niente parole da ripetere per riempirsi la bocca e illudere il cuore. ci sono proprio tutti. qualcuno sulla sedia a rotelle, maledizione. ma io sono brava e sorrido. ho in mano una grossa rosa rossa con la carta rossa e il fiocco rosso da mettere sulla bara, per tutte le volte che elio mi ha portato il caffè, per tutte le volte che mi ha parlato di mio padre di quando era giovane, per tutte le volte che mi ha detto che sono bella, per tutte le centinaia di migliaia di volte che mi ha sorriso, per tutte le poesie che ha scritto, per tutte le volte che mi ha fatto ballare. una rosa sola ma grossa e tremendamente rossa. quindi sarò serena. arriva giacomino che guida il carro funebre, sembra dan ackroyd vestito da blues brothers. ci sono una serie di assessori ed ex assessori e gente che non ha mai avuto un assessorato ma gli sarebbe tanto piaciuto. ci sono le arzdore e gli elettricisti, gli amministratori e gli amministrati, intere case del popolo e un gruppo di noti fascisti che però gli volevano bene. io sono in piedi e non faccio facce. penso che tutto sommato me la caverò bene. arriva m.o Ad. vuole dirmi qualcosa. sono tranquilla e gli sorrido nel sole orribile di questo pessimo sabato mattina.
"mamik, hai saputo?"
"cosa?"
"ha voluto essere vestito con la divisa del coro."
"mamik, hai saputo?"
"cosa?"
"ha voluto essere vestito con la divisa del coro."
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mercoledì 19 settembre 2012
the cohen connection.
- insomma facciamo questa cosa dal Don, ti avremmo inserita.
- in che senso?
- abbiamo messo anche il tuo nome.
- ma non ho fatto le prove, ormai...
- ma i pezzi li sai.
- e se qualcuna si arrabbia...
- pazienza.
- ma c'è il pezzo nuovo di cohen che non so...
- è facile. a proposito, dovresti cantarlo da soprano secondo.
- ma è alto?
- no, bassissimo. facilissimo. lo fai a prima vista. te lo mando, ma puoi anche non leggerlo e non ascoltarlo e farlo lì direttamente domani sera, che ti ci vuole. facilissimo. bassissimo. a prima vista. facil(ad lib.)
- in che senso?
- abbiamo messo anche il tuo nome.
- ma non ho fatto le prove, ormai...
- ma i pezzi li sai.
- e se qualcuna si arrabbia...
- pazienza.
- ma c'è il pezzo nuovo di cohen che non so...
- è facile. a proposito, dovresti cantarlo da soprano secondo.
- ma è alto?
- no, bassissimo. facilissimo. lo fai a prima vista. te lo mando, ma puoi anche non leggerlo e non ascoltarlo e farlo lì direttamente domani sera, che ti ci vuole. facilissimo. bassissimo. a prima vista. facil(ad lib.)
domenica 9 settembre 2012
quisquiGLIe
ho ripreso a lavorare.
domani è il mio compleanno e c'è la fiera del paese (ho già comprato due paia di scarpe il primo giorno, bruciando il bonus e la possibilità di iscrivere i miei figli a una scuola privata).
tra due giorni ricomincia la scuola.
devo tinteggiare soggiorno e cucina e comprare un divano nuovo (i.e. non sventrato).
il 18 riprende il coro.
nel frattempo, visto che il coro non ricominciava, mi sono iscritta a un corso di gospel e a chitarra (chitarra assieme ai figli, gospel da sola).
vorrei tanto scrivere finalmente il mio romanzo.
cioè, uno dei tre-quattro che ho in testa.
insomma, ho un po' da fare.
domani è il mio compleanno e c'è la fiera del paese (ho già comprato due paia di scarpe il primo giorno, bruciando il bonus e la possibilità di iscrivere i miei figli a una scuola privata).
tra due giorni ricomincia la scuola.
devo tinteggiare soggiorno e cucina e comprare un divano nuovo (i.e. non sventrato).
il 18 riprende il coro.
nel frattempo, visto che il coro non ricominciava, mi sono iscritta a un corso di gospel e a chitarra (chitarra assieme ai figli, gospel da sola).
vorrei tanto scrivere finalmente il mio romanzo.
cioè, uno dei tre-quattro che ho in testa.
insomma, ho un po' da fare.
giovedì 2 agosto 2012
the last midsummer concert.
allora, com'è andato.
è andato che io mi sono incazzata alle quattro di pomeriggio, e via andare.
è andata che ero lì alle quattro meno dieci perché nessuno (i.e. il m.o direttore, che sapeva che io sarei stata lì alle quattro) mi aveva avvertito che le prove degli strumentisti erano spostate alle cinque.
cominciare con un'incazzatura che monta come la panna sbattuta dalle fruste elettriche non è un gran modo di cominciare.
che poi la sala al sesto piano dell'albergo tutta a vetrate a picco sul mare deserta e silenziosa alle quattro del pomeriggio era bellissima, eh.
che poi alle quattro e un quarto quando è arrivato il bandoneonista nuovo, abruzzese, bello-bravo-molto simpatico e mi ha detto che le prove erano rimandate di un'ora gli ho offerto una sigaretta che abbiamo fumato in terrazza fronte mare, con chilometri di bagnanti in costume e mare grigioazzurro, e pensavo che l'incazzatura mi sarebbe passata.
non mi è passata.
ho mandato un sms incazzatissimo al direttore che non mi aveva avvisato, e pensavo che l'incazzatura mi sarebbe passata.
non mi è passata.
nel frattempo con un paio di telefonate bene assestate ho reperito l'informazione sull'albergo del bandoneonista e ce l'ho accompagnato. e poi l'ho lasciato lì e sono tornata a fumare in terrazza, giuro.
"guarda che il bandoneòn puoi lasciarlo qui, nessuno te lo tocca."
"no, no, lo prendo, il mio bambino. non lo lascio mai solo."
"ah, scusa. hai ragione."
"sai quanti anni ha? novanta."
"oh cielo. e se gli succede qualcosa dove lo porti?"
"in germania."
poi sono arrivati i musicisti e il maestro e io mi sono rannicchiata su una pedana a ripassare, e pensavo che l'incazzatura mi sarebbe passata.
non mi è passata.
poi è arrivata la ballerina e abbiamo venduto i biglietti, tanti biglietti, ai francesi che ci seguono da dieci anni, alle amate carampane della lirica di cignocittà, agli amici, ai nemici e a quelli ai quali non gliene frega niente. e pensavo che...
... e invece no.
poi ci siamo vestite e pittate di corsa, siamo entrate per cantare e mi sono ritrovata nella classica situazione che capita sovente all'ultimo contralto sulla destra guardando il palco, vale a dire: avevo un enorme tamburo praticamente sui piedi ma non potevo arretrare perché la corista dietro di me teneva la sua parte appoggiata sulla mia noce capo collo. in più il bel bandoneonista, alto e prestante, risultava piazzato esattamente tra me e il direttore, del quale per tutto il concerto sono riuscita solo a intravedere, ogni tanto, la punta delle dita della mano sinistra. abbiamo cantato benissimo e siamo piaciuti tanto. i musicisti hanno suonato da dio. e pensavo che...
... e invece no.
poi era ora di smontare le pedane, ma io questo giro ho deciso che no. quando sono scesa di sotto era tardissimo e avevo salutato tutti e avevo chiesto "dove andiamo a mangiare" e stavo per andare a mangiare però ero rimasta a chiacchierare e poi mi avviavo e poi salutavo e poi mi riavv
"mamika! ho visto il tuo messaggio solo adesso. scusami!"
"hm."
"no, scusami! scusami davvero."
"non ti preoccupare. ci mancherebbe."
"scusa."
"tranquillo. non mi sono incazzata per niente."
"davvero?"
"giuro."
"scusami."
"niente. non mi sono affatto incazzata."
"sc..."
"hm."
e poi ho mangiato una pizza col formaggio, le noci e qualcos'altro, una pizza che era la fine del mondo.
è andato che io mi sono incazzata alle quattro di pomeriggio, e via andare.
è andata che ero lì alle quattro meno dieci perché nessuno (i.e. il m.o direttore, che sapeva che io sarei stata lì alle quattro) mi aveva avvertito che le prove degli strumentisti erano spostate alle cinque.
cominciare con un'incazzatura che monta come la panna sbattuta dalle fruste elettriche non è un gran modo di cominciare.
che poi la sala al sesto piano dell'albergo tutta a vetrate a picco sul mare deserta e silenziosa alle quattro del pomeriggio era bellissima, eh.
che poi alle quattro e un quarto quando è arrivato il bandoneonista nuovo, abruzzese, bello-bravo-molto simpatico e mi ha detto che le prove erano rimandate di un'ora gli ho offerto una sigaretta che abbiamo fumato in terrazza fronte mare, con chilometri di bagnanti in costume e mare grigioazzurro, e pensavo che l'incazzatura mi sarebbe passata.
non mi è passata.
ho mandato un sms incazzatissimo al direttore che non mi aveva avvisato, e pensavo che l'incazzatura mi sarebbe passata.
non mi è passata.
nel frattempo con un paio di telefonate bene assestate ho reperito l'informazione sull'albergo del bandoneonista e ce l'ho accompagnato. e poi l'ho lasciato lì e sono tornata a fumare in terrazza, giuro.
"guarda che il bandoneòn puoi lasciarlo qui, nessuno te lo tocca."
"no, no, lo prendo, il mio bambino. non lo lascio mai solo."
"ah, scusa. hai ragione."
"sai quanti anni ha? novanta."
"oh cielo. e se gli succede qualcosa dove lo porti?"
"in germania."
poi sono arrivati i musicisti e il maestro e io mi sono rannicchiata su una pedana a ripassare, e pensavo che l'incazzatura mi sarebbe passata.
non mi è passata.
poi è arrivata la ballerina e abbiamo venduto i biglietti, tanti biglietti, ai francesi che ci seguono da dieci anni, alle amate carampane della lirica di cignocittà, agli amici, ai nemici e a quelli ai quali non gliene frega niente. e pensavo che...
... e invece no.
poi ci siamo vestite e pittate di corsa, siamo entrate per cantare e mi sono ritrovata nella classica situazione che capita sovente all'ultimo contralto sulla destra guardando il palco, vale a dire: avevo un enorme tamburo praticamente sui piedi ma non potevo arretrare perché la corista dietro di me teneva la sua parte appoggiata sulla mia noce capo collo. in più il bel bandoneonista, alto e prestante, risultava piazzato esattamente tra me e il direttore, del quale per tutto il concerto sono riuscita solo a intravedere, ogni tanto, la punta delle dita della mano sinistra. abbiamo cantato benissimo e siamo piaciuti tanto. i musicisti hanno suonato da dio. e pensavo che...
... e invece no.
poi era ora di smontare le pedane, ma io questo giro ho deciso che no. quando sono scesa di sotto era tardissimo e avevo salutato tutti e avevo chiesto "dove andiamo a mangiare" e stavo per andare a mangiare però ero rimasta a chiacchierare e poi mi avviavo e poi salutavo e poi mi riavv
"mamika! ho visto il tuo messaggio solo adesso. scusami!"
"hm."
"no, scusami! scusami davvero."
"non ti preoccupare. ci mancherebbe."
"scusa."
"tranquillo. non mi sono incazzata per niente."
"davvero?"
"giuro."
"scusami."
"niente. non mi sono affatto incazzata."
"sc..."
"hm."
e poi ho mangiato una pizza col formaggio, le noci e qualcos'altro, una pizza che era la fine del mondo.
lunedì 30 luglio 2012
la conta dei reggiseni.
l'aver lavato n. 6 reggiseni
- 3 push up neri, 1 push up nero senza spalline,
1 push up fucsia, 1 balconcino di raso grigio e pizzo nero-
rimasti appiccati penzoloni in bagno
messi dentro il secchio con l'acqua tiepida
e il sapone di marsiglia
e mentre cresceva la schiuma
e scuotevo le coppe dolcemente
per non rovinarle
mi montava il sospetto
... avrò mica davvero usato un reggiseno diverso per ogni concerto?!
- 3 push up neri, 1 push up nero senza spalline,
1 push up fucsia, 1 balconcino di raso grigio e pizzo nero-
rimasti appiccati penzoloni in bagno
messi dentro il secchio con l'acqua tiepida
e il sapone di marsiglia
e mentre cresceva la schiuma
e scuotevo le coppe dolcemente
per non rovinarle
mi montava il sospetto
... avrò mica davvero usato un reggiseno diverso per ogni concerto?!
venerdì 27 luglio 2012
Gott-in-Himmel.
Un venerdì mattina presto di luglio.
Due angeli custodi fanno colazione al bar Gott-in-Himmell, sulla rotatoria tra la Via Lattea e la Galassia SC-N- 81.
I due angeli custodi si chiamano Michael Phileas Augustus II e Fred.
"E' nostro dovere intervenire, Fred," dice Michael, mentre si versa un goccio di latte nel the.
"Mhpf", risponde Fred, masticando una brioche al ciocolato.
"Sei sicuro?"
"Assolutamente. Ti rendi conto di quello che ha combinato la loro madre questo mese?"
"Beh... ha cantato a un paio di concerti...", azzarda Fred, poco convinto. Fred trova che Michael sia un po' troppo, come dire, rigido, a volte. Ma non si azzarderà mai a dirglielo, perché Michael ha un filo diretto col Capo, un canale privilegiato, e Fred ci tiene particolarmente a mantenere un basso profilo. A restare fuori dai guai.
"Un paio di concerti? Se conti anche le due trasferte fanno sei in tutto."
"Veramente," azzarda timido Fred, "al concerto di Bohème si è limitata a vendere i biglietti."
"Già, dalle sei di pomeriggio alle nove e mezza di sera. E dov'erano i nostri bambini? dalla nonna. E quando ha finito di vendere i biglietti con quell'altra lì, come si chiama," Michael arriccia il naso con un vago senso di disgusto," la Ballerina... beh, alle nove e mezza quelle due si sono staccate due gratuiti e sono entrate a vedersi l'opera."
"Ma se lo meritavano, dài..."
"Sei pazzo? avrebbero dovuto mollare tutto e andare a mettere a letto i figli."
"Ma... il figlio della Ballerina ha diciotto anni, magari non era nemmeno a casa."
"Non è questo il punto!", sbuffa Michael, spazientito, "noi ci preoccupiamo di RodolfoValentino e Guanciabella, che ci furono affidati dalla Pietà Celeste."
"Certohmf" annuisce Fred, attaccando un krapfen alla crema.
"E ieri che ora ha fatto? Le due del mattino. Per cosa poi? Per una pizza con le noci e uno shandy medio."
"Beh, però lo shandy è meno alcolico della birra weiss", osserva Fred in modo del tutto incongruo. Michael finge di non aver sentito.
"Dunque, ne converrai anche tu, dobbiamo mandarle una Piaga." Michael sorride serafico mescolando il suo the.
"Una... Piaga? intendi tipo le cavallette, o il buio? Quelle cose lì? Ma non erano state proibite con la Circolare Divina 4782/2011?"
Michael sorride.
"Figurati. Le cavallette gliele abbiamo già mandate la settimana scorsa con l'ondata di caldo torrido e quella neppure se n'è accorta, quando le ha viste voleva catturarne un po' per friggerle in padella. Quanto al buio, cosa vuoi che gliene freghi del buio a una tizia miope dodici gradi dall'occhio destro e tredici dal sinistro. No, pensavo qualcosa di più... sai, qualcosa di più sottile," dice Michael, sorridendo solo coi denti di sopra. Fred sente un brivido corrergli lungo la schiena, nell'incavo morbido tra le grandi ali piumate.
"Pensavo a qualcosa che non si configuri come una violazione alla C.D. 4782, qualcosa che possa camuffarsi da disastro quotidiano, una Piaga comune tra i bambini..."
Fred fa un salto sulla sedia.
"Bambini? vorresti fare qualcosa ai nostri bambini? quei bambini che ci furono affidati dalla Pietà..."
"... dalla Pietà Celeste, lo so, lo so. Non ho in mente nulla di pericoloso. Una cosa tipo le cavallette, insomma, apparentemente innocuo ma... devastante. Non per i bambini, naturalmente."
Michael si sporge verso l'Orecchio Assoluto di Fred e sussurra dolcemente: " Devastante per la madre."
Fred spalanca gli occhi.
"Non intenderai mica... non intenderai..."
"Oh sì, Fred. Questa volta se lo merita proprio."
"Non puoi farlo. Non ne avrai il coraggio. Non... non con quel lord di RodolfoValentino, lo sai com'è fatto...". Fred è costernato, balza in piedi dalla sedia, agita le mani e sbatte le ali.
"E assolutamente non con il mio piccolo Guanciabella, il mio tesoro, con il suo sorriso contagioso, il piglio spavaldo, gli splendidi capelli lunghi striati di biondo, io... io... te lo proibisco!"
Michael rimane imperturbabile. Divinamente indifferente, continua a sorseggiare il suo the. Sul suo volto si disegna un sorriso serafico.
"Mio caro, è perfettamente inutile che ti agiti così. In verità l'ho già fatto."
Nel frattempo, sulla Terra.
"Mamikazen? Sono Marlowe. Non ti agitare, ma credo che i bambini abbiano i pidocchi."
Due angeli custodi fanno colazione al bar Gott-in-Himmell, sulla rotatoria tra la Via Lattea e la Galassia SC-N- 81.
I due angeli custodi si chiamano Michael Phileas Augustus II e Fred.
"E' nostro dovere intervenire, Fred," dice Michael, mentre si versa un goccio di latte nel the.
"Mhpf", risponde Fred, masticando una brioche al ciocolato.
"Sei sicuro?"
"Assolutamente. Ti rendi conto di quello che ha combinato la loro madre questo mese?"
"Beh... ha cantato a un paio di concerti...", azzarda Fred, poco convinto. Fred trova che Michael sia un po' troppo, come dire, rigido, a volte. Ma non si azzarderà mai a dirglielo, perché Michael ha un filo diretto col Capo, un canale privilegiato, e Fred ci tiene particolarmente a mantenere un basso profilo. A restare fuori dai guai.
"Un paio di concerti? Se conti anche le due trasferte fanno sei in tutto."
"Veramente," azzarda timido Fred, "al concerto di Bohème si è limitata a vendere i biglietti."
"Già, dalle sei di pomeriggio alle nove e mezza di sera. E dov'erano i nostri bambini? dalla nonna. E quando ha finito di vendere i biglietti con quell'altra lì, come si chiama," Michael arriccia il naso con un vago senso di disgusto," la Ballerina... beh, alle nove e mezza quelle due si sono staccate due gratuiti e sono entrate a vedersi l'opera."
"Ma se lo meritavano, dài..."
"Sei pazzo? avrebbero dovuto mollare tutto e andare a mettere a letto i figli."
"Ma... il figlio della Ballerina ha diciotto anni, magari non era nemmeno a casa."
"Non è questo il punto!", sbuffa Michael, spazientito, "noi ci preoccupiamo di RodolfoValentino e Guanciabella, che ci furono affidati dalla Pietà Celeste."
"Certohmf" annuisce Fred, attaccando un krapfen alla crema.
"E ieri che ora ha fatto? Le due del mattino. Per cosa poi? Per una pizza con le noci e uno shandy medio."
"Beh, però lo shandy è meno alcolico della birra weiss", osserva Fred in modo del tutto incongruo. Michael finge di non aver sentito.
"Dunque, ne converrai anche tu, dobbiamo mandarle una Piaga." Michael sorride serafico mescolando il suo the.
"Una... Piaga? intendi tipo le cavallette, o il buio? Quelle cose lì? Ma non erano state proibite con la Circolare Divina 4782/2011?"
Michael sorride.
"Figurati. Le cavallette gliele abbiamo già mandate la settimana scorsa con l'ondata di caldo torrido e quella neppure se n'è accorta, quando le ha viste voleva catturarne un po' per friggerle in padella. Quanto al buio, cosa vuoi che gliene freghi del buio a una tizia miope dodici gradi dall'occhio destro e tredici dal sinistro. No, pensavo qualcosa di più... sai, qualcosa di più sottile," dice Michael, sorridendo solo coi denti di sopra. Fred sente un brivido corrergli lungo la schiena, nell'incavo morbido tra le grandi ali piumate.
"Pensavo a qualcosa che non si configuri come una violazione alla C.D. 4782, qualcosa che possa camuffarsi da disastro quotidiano, una Piaga comune tra i bambini..."
Fred fa un salto sulla sedia.
"Bambini? vorresti fare qualcosa ai nostri bambini? quei bambini che ci furono affidati dalla Pietà..."
"... dalla Pietà Celeste, lo so, lo so. Non ho in mente nulla di pericoloso. Una cosa tipo le cavallette, insomma, apparentemente innocuo ma... devastante. Non per i bambini, naturalmente."
Michael si sporge verso l'Orecchio Assoluto di Fred e sussurra dolcemente: " Devastante per la madre."
Fred spalanca gli occhi.
"Non intenderai mica... non intenderai..."
"Oh sì, Fred. Questa volta se lo merita proprio."
"Non puoi farlo. Non ne avrai il coraggio. Non... non con quel lord di RodolfoValentino, lo sai com'è fatto...". Fred è costernato, balza in piedi dalla sedia, agita le mani e sbatte le ali.
"E assolutamente non con il mio piccolo Guanciabella, il mio tesoro, con il suo sorriso contagioso, il piglio spavaldo, gli splendidi capelli lunghi striati di biondo, io... io... te lo proibisco!"
Michael rimane imperturbabile. Divinamente indifferente, continua a sorseggiare il suo the. Sul suo volto si disegna un sorriso serafico.
"Mio caro, è perfettamente inutile che ti agiti così. In verità l'ho già fatto."
Nel frattempo, sulla Terra.
"Mamikazen? Sono Marlowe. Non ti agitare, ma credo che i bambini abbiano i pidocchi."
domenica 22 luglio 2012
cose belle
avevo il trucco e la pettinatura suggerite dalla *collega romana*
c'era una piccola chiesa antica e bellissima
e frammenti di affreschi
e balaustre di marmo ricamate, come zucchero
e un prato, fuori, con i tavoli e da mangiare
c'era Vlad il pianista che stava bene, e sorrideva
c'era Ad molto fiero del leggìo nuovo
c'era un bagno con due specchi per rifarsi il trucco
una serata fresca
il bar del paese con i vecchietti sulla porta, e i ragazzi al bancone
io che cantavo da soprano e ogni tanto improvvisavo la parte
la mattina dopo, molto tardi, i baci di due bambini
e la proposta di matrimonio di quello piccolo
se ci pensate, le cose più belle costano
davvero poco.
c'era una piccola chiesa antica e bellissima
e frammenti di affreschi
e balaustre di marmo ricamate, come zucchero
e un prato, fuori, con i tavoli e da mangiare
c'era Vlad il pianista che stava bene, e sorrideva
c'era Ad molto fiero del leggìo nuovo
c'era un bagno con due specchi per rifarsi il trucco
una serata fresca
il bar del paese con i vecchietti sulla porta, e i ragazzi al bancone
io che cantavo da soprano e ogni tanto improvvisavo la parte
la mattina dopo, molto tardi, i baci di due bambini
e la proposta di matrimonio di quello piccolo
se ci pensate, le cose più belle costano
davvero poco.
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sabato 21 luglio 2012
mi piaccion quelle cose
perché sei qui a vendere i biglietti.
perché sei qui.
in questo posto che odi.
tra queste persone che indossano la giacca vogliono il posto in prima fila e lo vogliono gratis.
e non gliene frega un c***o se in prima fila non si vede niente e se allunghi le gambe dai un calcio al primo violino.
loro vogliono la prima fila.
ha ragione *l'aliena* quando dice che sei fissata, malata, autolesionista.
spiegami che cosa c***o ci fai qui.
lo faccio per quelli che li stanno comprando, i biglietti. lo faccio per quel signore francese anziano che ci viene a sentire tutti gli anni e che adesso accompagno di sopra di nascosto a vedere com'è fatta la balconata sperando non mi becchi nessuno.
ecco mi ha beccato l'elettricista *il santo*.
ma lui non mi dice niente, *il santo* mi vuole bene dalla prima volta che ho fatto uno spettacolo con lui e mi sono carreggiata le scenografie da sola dal secondo piano seminterrato dei camerini al palcoscenico.
a teatro, gli elettricisti mi vogliono bene.
i direttori, mi considerano uno scarafaggio.
cosa c***o ci faccio qui.
adesso mi alzo e me ne vado.
tanto *la ballerina* se la cava benissimo da sola.
cioè, oggi era convinta di essersi persa una carta da cinquanta euro. però poi l'ha ritrovata sotto il cassetto degli spicci.
almeno preparo le buste con i c***i di biglietti omaggio.
ecco, su questa ci scrivo "M.o P. Cushing & Co.". tanto poi prima di dargliela la cambio con una normale.
mamma mia quanto sono allergica a queste mura. mi viene l'edema della glottide e mi cala l'ossigenazione del sangue. qualcuno ha un sacchetto di carta?
fuori ci sono trentanove gradi.
e il vento caldo che fa impazzire i deboli di mente, il vento di phenomena.
cosa c***o ci faccio qui.
lo faccio per quel deficiente che mi ha raccontato tutta la trama di traviata convinto che fosse bohème. lo faccio per i colleghi coristi che stasera si possono spaparanzare sulle poltroncine di velluto rosso. lo faccio perché basta con 'sta storia che qui a cignocittà se si fa l'opera si fa solo quella del cigno, che una volta qui l'opera si faceva tutta, tranne forse wagner ma quella è roba per amfortas e poche centinaia di migliaia di altri pazzi cui poi scappa da invadere la polonia. qui invece si parla di puccini, che diamine. lo faccio per vedere ancora una volta sul palcoscenico la storia di due deficienti squattrinati convinti di avere un qualche talento che si amano non si sa bene per quale motivo poi si lasciano non si sa bene per quale motivo poi tornano insieme e lei muore di tisi. intorno, parigi e tutto un gran pompare d'archi. e lo faccio perché cantano dei giovani.
"signorina? lei ha una busta per me?"
eccolo.
P. Cushing in persona.
"certo, Maestro, ecco, a lei."
"grazie."
...
"ciao Mamika."
cielo, Ad in lavatrice. pantalone e camicia così stirati, ma così stirati che...
"avete dato i biglietti al M.o Cushing?"
"certo Ad, glieli ho dati io, e..."
"... e?"
"niente."
"bene."
"bene."
c***o.
nella fretta gli ho dato la busta con la scritta "... & Co."
ma i fior ch'io faccio, ahimé, non hanno odore.
perché sei qui.
in questo posto che odi.
tra queste persone che indossano la giacca vogliono il posto in prima fila e lo vogliono gratis.
e non gliene frega un c***o se in prima fila non si vede niente e se allunghi le gambe dai un calcio al primo violino.
loro vogliono la prima fila.
ha ragione *l'aliena* quando dice che sei fissata, malata, autolesionista.
spiegami che cosa c***o ci fai qui.
lo faccio per quelli che li stanno comprando, i biglietti. lo faccio per quel signore francese anziano che ci viene a sentire tutti gli anni e che adesso accompagno di sopra di nascosto a vedere com'è fatta la balconata sperando non mi becchi nessuno.
ecco mi ha beccato l'elettricista *il santo*.
ma lui non mi dice niente, *il santo* mi vuole bene dalla prima volta che ho fatto uno spettacolo con lui e mi sono carreggiata le scenografie da sola dal secondo piano seminterrato dei camerini al palcoscenico.
a teatro, gli elettricisti mi vogliono bene.
i direttori, mi considerano uno scarafaggio.
cosa c***o ci faccio qui.
adesso mi alzo e me ne vado.
tanto *la ballerina* se la cava benissimo da sola.
cioè, oggi era convinta di essersi persa una carta da cinquanta euro. però poi l'ha ritrovata sotto il cassetto degli spicci.
almeno preparo le buste con i c***i di biglietti omaggio.
ecco, su questa ci scrivo "M.o P. Cushing & Co.". tanto poi prima di dargliela la cambio con una normale.
mamma mia quanto sono allergica a queste mura. mi viene l'edema della glottide e mi cala l'ossigenazione del sangue. qualcuno ha un sacchetto di carta?
fuori ci sono trentanove gradi.
e il vento caldo che fa impazzire i deboli di mente, il vento di phenomena.
cosa c***o ci faccio qui.
lo faccio per quel deficiente che mi ha raccontato tutta la trama di traviata convinto che fosse bohème. lo faccio per i colleghi coristi che stasera si possono spaparanzare sulle poltroncine di velluto rosso. lo faccio perché basta con 'sta storia che qui a cignocittà se si fa l'opera si fa solo quella del cigno, che una volta qui l'opera si faceva tutta, tranne forse wagner ma quella è roba per amfortas e poche centinaia di migliaia di altri pazzi cui poi scappa da invadere la polonia. qui invece si parla di puccini, che diamine. lo faccio per vedere ancora una volta sul palcoscenico la storia di due deficienti squattrinati convinti di avere un qualche talento che si amano non si sa bene per quale motivo poi si lasciano non si sa bene per quale motivo poi tornano insieme e lei muore di tisi. intorno, parigi e tutto un gran pompare d'archi. e lo faccio perché cantano dei giovani.
"signorina? lei ha una busta per me?"
eccolo.
P. Cushing in persona.
"certo, Maestro, ecco, a lei."
"grazie."
...
"ciao Mamika."
cielo, Ad in lavatrice. pantalone e camicia così stirati, ma così stirati che...
"avete dato i biglietti al M.o Cushing?"
"certo Ad, glieli ho dati io, e..."
"... e?"
"niente."
"bene."
"bene."
c***o.
nella fretta gli ho dato la busta con la scritta "... & Co."
ma i fior ch'io faccio, ahimé, non hanno odore.
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domenica 8 luglio 2012
La carica dei 101 beagle*
* per il parallelo tra coristi e beagle, vedi TRANTOR
1) ANTEFATTO
Sabato, dopo una mattinata infernale al lavoro, mi viene la malsana idea di farmi una doccia prima di andare a prendere il pullmann per RCS, la Ridente Cittadina sui Sibillini dove dobbiamo andare a cantare i Carmina Burana.
Naturalmente nell'esatto momento in cui decido di fare la doccia a tutti e tre gli uomini di casa scappa di andare al bagno, e noi abbiamo un bagno solo.
Poi, quello piccolo perde gli occhiali.
Poi, quello di mezzo non trova i calzoncini.
Poi escono tutti e tre di casa.
Poi tornano indietro, perché quello grande non trova la lista della spesa, che - grazie a un intervento di Santa Cecilia, plausibilmente - ritrovo appallottolato nel cestino del bagno.
E' ora di partire.
Arrivo nel parcheggio infuocato del campus scolastico, salgo sul pullmann, occupo con la mia borsa il quarto posto a sinistra lato non guidatore per il lievemente abitudinario M.o Ad e tiro fuori elenco dei coristi e penna. Man mano che mi sfilano davanti e vanno a sedersi faccio la spunta. All'ora della partenza ne mancano ancora due, sono due contralti e siccome noi contralti siamo una marea ho la tentazione di lasciarle a Cignocittà e partire.
Ma poi arrivano.
2) UCCIDETE YAMAMOTO
Mentre spiego la strada all'autista del pullmann (sì, lo so. Ma noi prendiamo il pullmann meno costoso, quindi non abbiamo posto per stendere le gambe, ogni tanto qualche pezzo del rivestimento interno si stacca e a volte l'autista sbaglia strada), lui mi racconta di quella volta che ha accompagnato il coro XYZ e c'era "questa pianista giapponese bravissima, io mentre applaudivo urlavo YA-MA-MO-TO!, uno del teatro è venuto a dirmi di fare piano ma io ho urlato lo stesso."
Mi sorge un dubbio.
Torno nelle retrovie e guardo la nostra pianista giapponese, che NON si chiama Yamamoto ma tanto, evidentemente, i cognomi giapponesi sono tutti uguali, perché la vedo con gli occhi sbarrati aggrappata al braccio del marito, che geme "oddio, è quello dell'altra volta! oddio, urlerà anche oggi, fai qualcosa!".
La serata si prospetta interessante.
3) L'INCONTINENZA, MALATTIA SOCIALE DEL CORISTA MEDIO
Da Cignocittà a RCS sono due ore di pullmann, si parte alle quattro e si arriva alle sei. Dando per scontato che, non essendo il nostro un coro di voci bianche, tutti si siano presi la briga di bere un caffè e fare pipì PRIMA di partire.
Dopo un'ora di pullmann:
"Mamika"
"eh?"
"Non ci fermiamo per un caffè?"
"No."
Dopo un'ora e dieci minuti di pullmann:
"Mamika"
"Eh?"
"Non ci fermiamo per la pipì?"
"No."
Dopo un'ora e mezza di pullmann:
"Mamika"
"Eh?"
"Non ci fermiamo per un caffè e la pipì?"
"No."
Dopo un'ora e cinquanta minuti di pullmann:
"Mamika"
"Eh?"
"Non ci..."
"Siamo arrivati."
4) LA SINDROME DI AMUNDSEN
"Mamika, ma dove c***o abbiamo parcheggiato?"
"Sotto l'Antico Arco d'Ingresso alla Ridente Cittadina di RCS, borgo bandiera gialla d'Euro..."
"Ma c***o, è lontanissimo, io sono stanco, non ce la faccio!"
"Corista R&V, sei stato seduto in pullmann due ore, sono solo dieci metri in più rispetto a dove parcheggiamo di solito, appena oltre l'arco."
"Non è vero, c***o, è lontanissimo."
"Ma no, vedi? lì c'è il chiostro e lì dietro il parcheggio, guarda, siamo arriv..."
"Lontanissimo, c***o. Sono sfinito."
"... ati."
"C***o."
5) DI PIANISTI, E DI SALUMI
Il Pianista Poliglotta si sta sistemando a uno dei due bellissimi pianoforti a coda. Nota lo strano involto oblungo che sventolo tutta trionfante.
"L'hai comprato.
"Eh... sì."
"Come hai fatto!"
"C'è la macelleria aperta."
"Lo voglio anch'io."
"Esco e te lo compro, tanto in questa bolgia di ottanta coristi chi vuoi che si accorga che manca un contralto."
"Naaah, dovrei uscire io, devo anche ricaricare il cellulare... ma non posso, Ad sta salendo sulla pedana."
"Dammi il numero di cellulare, ti faccio la ricarica e ti compro..."
"Ok, asp, ti do' i soldi..."
"Vado."
Dopo un quarto d'ora, un contralto rientra alla chetichella con due ciaùscoli sotto il braccio e s'infila nel mucchio mentre il coro canta "Ecce gratum".
6) DIRIGERE COI MIGNOLI
Dopo essere stata assalita da un vergognoso attacco di risarella al momento di metterci in fila - "tu sei davanti o dietro? sopra o sotto? ma sopra, la fila due o la tre? sei davanti ma io entro prima perché l'ingresso è da sinistra. Mamika, cosa fai accasciata su una sedia? che c***o ridi?" - entro e cerco di fare del mio meglio soprattutto nei brani pianissimo - tipo Veris laeta facies - dove l'unica cosa che mi salva dall'ansia di vedere il direttore che ci guarda con la voglia di far fuori la metà di noi per abbassare il volume è pensare che sto cantando una ninnananna per Guanciabella.
Funziona.
Funziona così bene che a un certo punto Ad ha diretto solo con i mignoli, le mani quasi immobili e non ci guardava nemmeno, osservava tutto intento la musica che veniva fuori da un punto dietro le nostre teste, un poco in alto.
Questo in genere è un indizio che le cose si mettono bene.
7) IL SIGNORE E' IL MIO PASTORE, AD ACQUE TRANQUILLE MI CONDUCE
"Dove c***o è finita metà coro?"
"A cercare l'acqua, Mamika."
"L'acqua dove? E chi c***o sono quelli che se ne sono andati? Il pullmann sta partendo. Dove c***o è Ad?"
"Indietro per i saluti. E gli altri a bere fuori porta. Hanno chiesto se li passiamo a prendere col pullmann."
"Hanno chie..."
"Col pullmann."
"Senti. Tu sali e andate a raccattare quelli, chiunque siano. Io sto qui in mezzo alla strada e quando arriva Ad lo intercetto e veniamo lì al bar."
"Ma... Lui non può camminare, Lui è stanco."
"E' stan... eh? Di cosa stiamo parlando? quello domani sicuramente ha un appuntamento alle cinque del mattino per scalare il Sasso Simone e Simoncello. Probabilmente ha già le pedule nel sacco della divisa."
Finisce con me che incrocio Ad che si arrabbia con me perché lui ha fatto tardi per via dei saluti, con due fermate in due bar per trovare sei bottiglie d'acqua, e nessun appello, perché ero così stanca che ho deciso che chi si era perso si meritava di finire la nottata nell'ostello di RCS con una enorme gruppo di ragazzini urlanti.
8) POSTFAZIONE EASY RIDER
"Mamika? Disturbo? Perché hai questa voce strana tipo Humprey Bogart negli ultimi mesi di vita?"
"Perché ho cantato Carmina Burana con te a RCS solo poche ore fa, El Mallizioso. Perché la domenica è l'unico giorno in cui non lavoro. Perché stavo dormendo saporitamente e sognando di cantare il rondò della Cenerentola alla Carnegie H..."
"Ho perso le chiavi del motorino."
"..."
"Stanotte alle due, quando siamo arrivati al campus, mi sono accorto che non avevo più le chiavi del motorino."
"..."
"Puoi darmi il numero di qualcuno di RCS? Così li chiamo e chiedo se le hanno trovate."
"Ti do il numero di telefono della Vestale, lei ha tutti i contatti. Ce l'ho sul cellulare."
"Ah... aspetto."
"NO. Ce l'ho sul cellulare, io e te stiamo parlando al cellulare..."
"Oh! E allora come facciamo?"
"Facciamo che chiudi, poi io ti mando un SMS col numero di cell della Vestale."
"Ah."
"Ciao."
Oh, Maria.
1) ANTEFATTO
Sabato, dopo una mattinata infernale al lavoro, mi viene la malsana idea di farmi una doccia prima di andare a prendere il pullmann per RCS, la Ridente Cittadina sui Sibillini dove dobbiamo andare a cantare i Carmina Burana.
Naturalmente nell'esatto momento in cui decido di fare la doccia a tutti e tre gli uomini di casa scappa di andare al bagno, e noi abbiamo un bagno solo.
Poi, quello piccolo perde gli occhiali.
Poi, quello di mezzo non trova i calzoncini.
Poi escono tutti e tre di casa.
Poi tornano indietro, perché quello grande non trova la lista della spesa, che - grazie a un intervento di Santa Cecilia, plausibilmente - ritrovo appallottolato nel cestino del bagno.
E' ora di partire.
Arrivo nel parcheggio infuocato del campus scolastico, salgo sul pullmann, occupo con la mia borsa il quarto posto a sinistra lato non guidatore per il lievemente abitudinario M.o Ad e tiro fuori elenco dei coristi e penna. Man mano che mi sfilano davanti e vanno a sedersi faccio la spunta. All'ora della partenza ne mancano ancora due, sono due contralti e siccome noi contralti siamo una marea ho la tentazione di lasciarle a Cignocittà e partire.
Ma poi arrivano.
2) UCCIDETE YAMAMOTO
Mentre spiego la strada all'autista del pullmann (sì, lo so. Ma noi prendiamo il pullmann meno costoso, quindi non abbiamo posto per stendere le gambe, ogni tanto qualche pezzo del rivestimento interno si stacca e a volte l'autista sbaglia strada), lui mi racconta di quella volta che ha accompagnato il coro XYZ e c'era "questa pianista giapponese bravissima, io mentre applaudivo urlavo YA-MA-MO-TO!, uno del teatro è venuto a dirmi di fare piano ma io ho urlato lo stesso."
Mi sorge un dubbio.
Torno nelle retrovie e guardo la nostra pianista giapponese, che NON si chiama Yamamoto ma tanto, evidentemente, i cognomi giapponesi sono tutti uguali, perché la vedo con gli occhi sbarrati aggrappata al braccio del marito, che geme "oddio, è quello dell'altra volta! oddio, urlerà anche oggi, fai qualcosa!".
La serata si prospetta interessante.
3) L'INCONTINENZA, MALATTIA SOCIALE DEL CORISTA MEDIO
Da Cignocittà a RCS sono due ore di pullmann, si parte alle quattro e si arriva alle sei. Dando per scontato che, non essendo il nostro un coro di voci bianche, tutti si siano presi la briga di bere un caffè e fare pipì PRIMA di partire.
Dopo un'ora di pullmann:
"Mamika"
"eh?"
"Non ci fermiamo per un caffè?"
"No."
Dopo un'ora e dieci minuti di pullmann:
"Mamika"
"Eh?"
"Non ci fermiamo per la pipì?"
"No."
Dopo un'ora e mezza di pullmann:
"Mamika"
"Eh?"
"Non ci fermiamo per un caffè e la pipì?"
"No."
Dopo un'ora e cinquanta minuti di pullmann:
"Mamika"
"Eh?"
"Non ci..."
"Siamo arrivati."
4) LA SINDROME DI AMUNDSEN
"Mamika, ma dove c***o abbiamo parcheggiato?"
"Sotto l'Antico Arco d'Ingresso alla Ridente Cittadina di RCS, borgo bandiera gialla d'Euro..."
"Ma c***o, è lontanissimo, io sono stanco, non ce la faccio!"
"Corista R&V, sei stato seduto in pullmann due ore, sono solo dieci metri in più rispetto a dove parcheggiamo di solito, appena oltre l'arco."
"Non è vero, c***o, è lontanissimo."
"Ma no, vedi? lì c'è il chiostro e lì dietro il parcheggio, guarda, siamo arriv..."
"Lontanissimo, c***o. Sono sfinito."
"... ati."
"C***o."
5) DI PIANISTI, E DI SALUMI
Il Pianista Poliglotta si sta sistemando a uno dei due bellissimi pianoforti a coda. Nota lo strano involto oblungo che sventolo tutta trionfante.
"L'hai comprato.
"Eh... sì."
"Come hai fatto!"
"C'è la macelleria aperta."
"Lo voglio anch'io."
"Esco e te lo compro, tanto in questa bolgia di ottanta coristi chi vuoi che si accorga che manca un contralto."
"Naaah, dovrei uscire io, devo anche ricaricare il cellulare... ma non posso, Ad sta salendo sulla pedana."
"Dammi il numero di cellulare, ti faccio la ricarica e ti compro..."
"Ok, asp, ti do' i soldi..."
"Vado."
Dopo un quarto d'ora, un contralto rientra alla chetichella con due ciaùscoli sotto il braccio e s'infila nel mucchio mentre il coro canta "Ecce gratum".
6) DIRIGERE COI MIGNOLI
Dopo essere stata assalita da un vergognoso attacco di risarella al momento di metterci in fila - "tu sei davanti o dietro? sopra o sotto? ma sopra, la fila due o la tre? sei davanti ma io entro prima perché l'ingresso è da sinistra. Mamika, cosa fai accasciata su una sedia? che c***o ridi?" - entro e cerco di fare del mio meglio soprattutto nei brani pianissimo - tipo Veris laeta facies - dove l'unica cosa che mi salva dall'ansia di vedere il direttore che ci guarda con la voglia di far fuori la metà di noi per abbassare il volume è pensare che sto cantando una ninnananna per Guanciabella.
Funziona.
Funziona così bene che a un certo punto Ad ha diretto solo con i mignoli, le mani quasi immobili e non ci guardava nemmeno, osservava tutto intento la musica che veniva fuori da un punto dietro le nostre teste, un poco in alto.
Questo in genere è un indizio che le cose si mettono bene.
7) IL SIGNORE E' IL MIO PASTORE, AD ACQUE TRANQUILLE MI CONDUCE
"Dove c***o è finita metà coro?"
"A cercare l'acqua, Mamika."
"L'acqua dove? E chi c***o sono quelli che se ne sono andati? Il pullmann sta partendo. Dove c***o è Ad?"
"Indietro per i saluti. E gli altri a bere fuori porta. Hanno chiesto se li passiamo a prendere col pullmann."
"Hanno chie..."
"Col pullmann."
"Senti. Tu sali e andate a raccattare quelli, chiunque siano. Io sto qui in mezzo alla strada e quando arriva Ad lo intercetto e veniamo lì al bar."
"Ma... Lui non può camminare, Lui è stanco."
"E' stan... eh? Di cosa stiamo parlando? quello domani sicuramente ha un appuntamento alle cinque del mattino per scalare il Sasso Simone e Simoncello. Probabilmente ha già le pedule nel sacco della divisa."
Finisce con me che incrocio Ad che si arrabbia con me perché lui ha fatto tardi per via dei saluti, con due fermate in due bar per trovare sei bottiglie d'acqua, e nessun appello, perché ero così stanca che ho deciso che chi si era perso si meritava di finire la nottata nell'ostello di RCS con una enorme gruppo di ragazzini urlanti.
8) POSTFAZIONE EASY RIDER
"Mamika? Disturbo? Perché hai questa voce strana tipo Humprey Bogart negli ultimi mesi di vita?"
"Perché ho cantato Carmina Burana con te a RCS solo poche ore fa, El Mallizioso. Perché la domenica è l'unico giorno in cui non lavoro. Perché stavo dormendo saporitamente e sognando di cantare il rondò della Cenerentola alla Carnegie H..."
"Ho perso le chiavi del motorino."
"..."
"Stanotte alle due, quando siamo arrivati al campus, mi sono accorto che non avevo più le chiavi del motorino."
"..."
"Puoi darmi il numero di qualcuno di RCS? Così li chiamo e chiedo se le hanno trovate."
"Ti do il numero di telefono della Vestale, lei ha tutti i contatti. Ce l'ho sul cellulare."
"Ah... aspetto."
"NO. Ce l'ho sul cellulare, io e te stiamo parlando al cellulare..."
"Oh! E allora come facciamo?"
"Facciamo che chiudi, poi io ti mando un SMS col numero di cell della Vestale."
"Ah."
"Ciao."
Oh, Maria.
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mercoledì 27 giugno 2012
dovrei.
dovrei rassegnarmi al fatto che sono una vecchia signora.
dovrei smetterla di infestare il coro e farmi minimo un anno di silenzio.
dovrei diventare una buona madre.
dovrei smetterla di chiacchierare.
dovrei smetterla di scrivere.
dovrei smetterla di dare consigli.
dovrei smetterla di dare fastidio.
e di sognare.
dovrei smetterla soprattutto con la musica.
la musica.
quella.
dovrei.
dovrei smetterla di infestare il coro e farmi minimo un anno di silenzio.
dovrei diventare una buona madre.
dovrei smetterla di chiacchierare.
dovrei smetterla di scrivere.
dovrei smetterla di dare consigli.
dovrei smetterla di dare fastidio.
e di sognare.
dovrei smetterla soprattutto con la musica.
la musica.
quella.
dovrei.
lunedì 4 giugno 2012
il soldatino sul carso.
"dulce et decorum est pro patria mori"
questa mattina inizia pessima con i postumi del concerto, occhiali spessi, pioggia battente. cos'è che mi ha lasciato il capo sulla scrivania? "ministero della difesa - comitato per le onoranze ai caduti - si prega di fornire la localizzazione della tomba e copia integrale dell'atto di morte del soldato giovanni pezzichini deceduto in guerra il dieci di luglio dell'anno millenovecentoquindici...". ecco, c'è già passato il mostro_dell'archivio, e ci ha segnato sopra "NON TROVATO" e se non l'ha trovato lui... anche ai cimiteri non hanno trovato niente... comunque lo metto qui magari in un momento di calma ci butto un'occh
- ciao. ho un morto in parte prima con trasporto fuori comune. ti dispiace? mi parte alle nove.
- ok.
mi sento come se mi fosse passato sopra un camion, ho anche un po' di mal di gola, chissà se è stato brahms ieri sera o la pioggia stamattina o il vento ieri l'altro, mi verrà l'asma la bronchite la tisi, ma che hanno quelli delle pompe funebri? non si possono fare due giorni di festa di fila che s'ingolfano tutti qui a fare casin
- mi fai il permesso di seppellimento? e dieci certificati? e due estratti?
- ok.
che poi devo capire perché questa cosa della malinconia preventiva mi uccide, che la balle dice che è come dice vasco "ho fatto un patto sai con le mie emozioni le lascio vivere e loro non mi fanno fuori", ma io non sono mica tanto convinta, sarà quella screziatura malinconica di cui parla la gilessa o sarà che a quarant'anni sono rimasta la bambina viziata che er
- vorrei la copia integrale del mio atto di matrimonio, uso divorzio.
- ok.
che le cose mi mancano mentre ce le ho e mi sento inadeguata al mondo eccheppalle. ieri sera però è stato davvero bellissimo con la chiesa quasi piena piena e il maestro era così emozionato che ha sbagliato un attacco per la prima volta in vent'anni e la prof con la giacca verde che presentava le sezioni del deutsches requiem e noi tutti con una strizza che ci portava via e
- mamika, sai quello straniero che la moglie ci aveva chiesto di autorizzare l'espatrio della salma nel suo paese? beh, dal consolato è venuto fuori che al suo paese è sposato con un'altra. ho dovuto annullare il permesso di espatrio.
- ah... ok.
avevo un vestito bellissimo anche se vecchio come il cucco e anche se sembravo una lampadina dopo aver preso il sole due giorni in spiaggia all'ora di pranzo, però se rinasco voglio rinascere figa per provare una volta la sensazione di
- dovrei dichiarare la nascita di mio figlio.
- ok.
bene. adesso l'ultima mezz'ora a sportello chiuso andiamo a vedere un po' di questo soldatino. certo che mi scoccia rifare il lavoro di un collega, se non l'ha trovato lui che vive dentro l'archivio da trent'anni... ecco, infatti nei decennali dei decessi non c'è. neanche nelle delegazioni. dunque però, se è morto nel '15 dev'esserci arrivata la dichiarazione dal fronte e dovremmo averlo registrato in parte II C, quasi sicuramente non nel '15 ma dopo. andiamo a vedere nei registri. 1915... no, cominciamo dal '16. ecco, non c'è. proviamo il '17... niente... il '18... aspetta aspetta, però dalle nostre parti 'pezzichini' non è una forma consueta, la forma consueta è 'pizzichini'... oddio, eccolo qui... pizzichini giovanni... asp, fammi leggere "oggi quindici di marzo dell'anno millenovecentodiciotto io sottoscritto tizio caio ufficiale dello stato civile del comune di cignolandia avendo ricevuto in data... un avviso di morte... trascrivo quanto segue: addì dieci luglio dell'anno millenovecentoquindici... il fante pizzichini giovanni di anni ventitrè, morto sul carso ed ivi sepolto..." mioddio, l'ho trov
- capo! capooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!
- eh? che c'è?
- l'ho trovato! ho trovato il soldatino! il soldatino sul carso!
- ma và? e adesso chi lo dice al mostro_dell'archivio? io no sicuro.
- guarda, ho trovato anche l'atto di nascita, del milleottocentonovantadue, vedi? nel corpo dell'atto c'è scritto "pizzichini giovanni", ma guarda un po' come si firmava il padre...
- pezzichini.
- già, pizzichini, pezzichini. ecco perché non lo trovavamo.
- però tu l'hai trovato.
- già. era sul carso. con mio nonno secondo che però non era fante, era alpino. mio nonno è tornato a casa, lui no. senti, ti lascio tutto di là in archivio.
- ok.
- ok.
venerdì 1 giugno 2012
EMP 2012 on the rocks.
"sono agitatissima"
"non ce la faremo mai"
"di cosa stai parlando?"
"hai una caramella alla propoli? anzi, quattro o cinque"
"c***o, ho sbagliato 'sto passaggio. in fondo lo faccio solo da dieci anni, che vuoi che sia. c***o!"
"sono agitatissima"
"a me non me ne frega niente"
"tu fai finta, st****o, in realtà te la fai sotto alla grande come tutti noi"
"hai visto? ho ritardato un attacco di otto millisecondi e mi ha ringhiato. mi ha ringhiato!"
"questo invece s'è scordato di darlo lui. è un essere umano, finalmente"
"mi passi la matita?"
"mi passi la gomma?"
"hai della colla da sniffare?"
Johannes Brahms non pensava che un giorno avrebbe seminato un tale casino in un mucchio selvaggio di cinquanta coristi. Neanche Fauré, Orff, Puccini e Bacalov.
Stiamo per cominciare, e siamo parecchio, parecchio, parecchio su di giri.
"non ce la faremo mai"
"di cosa stai parlando?"
"hai una caramella alla propoli? anzi, quattro o cinque"
"c***o, ho sbagliato 'sto passaggio. in fondo lo faccio solo da dieci anni, che vuoi che sia. c***o!"
"sono agitatissima"
"a me non me ne frega niente"
"tu fai finta, st****o, in realtà te la fai sotto alla grande come tutti noi"
"hai visto? ho ritardato un attacco di otto millisecondi e mi ha ringhiato. mi ha ringhiato!"
"questo invece s'è scordato di darlo lui. è un essere umano, finalmente"
"mi passi la matita?"
"mi passi la gomma?"
"hai della colla da sniffare?"
Johannes Brahms non pensava che un giorno avrebbe seminato un tale casino in un mucchio selvaggio di cinquanta coristi. Neanche Fauré, Orff, Puccini e Bacalov.
Stiamo per cominciare, e siamo parecchio, parecchio, parecchio su di giri.
lunedì 28 maggio 2012
oi dialogoi.
Dialogo n.o 1:
Il prete di *BellaCittadinainprovinciadiArezzo* - vs - chiesa stracolma (4 cori, assemblea dei fedeli, classi di catechismo, chierichetti e chierichette, tre organisti)
- comincerò raccontando di quando cantavo nella corale XYZ. Correvano gli anni '60...
Dialogo n.o 2:
Mamikazen - vs - l'ottenne RodolfoValentino
- amore, calmati
- mettiti un po' tranquillo sul sedile del pullman
- non urlare nelle orecchie di Lisadagliocchiblù
- guarda che non ti porto più in trasferta col coro
- se non ti siedi immediatamente m'in****o come una bestia
Dialogo n.o 3:
Il Guidatore del Pullman - vs - Mamikazen
- signora, lei è proprio bella. No, scusi se glielo dico, sa. Però con quegli orecchini... e il resto... quando ha messo quel vestito con lo spacco, per cantare... io (OMISSIS), perché all'uomo piace questa cosa che si vede un po' la gamba e non si vede, in fondo le donne quando sono praticamente nude in spiaggia non le guarda nessuno, invece quello spacco lì... e tutto il resto... ecco, stasera la porterei a mangiare il pesce, che ne dice? andiamo nel *RistoranteSottoAlbergo* dove veramente oggi non dovrei entrare, perché la domenica sera c'è una che... insomma, ce l'ha un po' su e mi tira i piatti... però se entro con lei non mi tira i piatti perché pensa "cavoli, mi ha sostituita con una che valeva proprio la pena". Che ne dice? ci viene a mangiare il pesce?
- certo, signora. Ecco qui.
- prego.
Dialogo n.o 4:
Direttore Ad (al microfono) - vs - Mamikazen (da fondo pullman)
- allora, solo due parole al microfono per dirvi che oggi siete stati davvero bravi, sono molto contento. Il concerto è andato benissimo, tutto bene, a parte forse il brano nuovo con la parte dei contralti che va un po' messa a punto...
- non sto dicendo che i contralti abbiano cantato male, anzi, solo che rispetto al resto, che è più rodato...
- ... dicevo, rispetto a tutto il resto, che facciamo già da tempo, il pezzo dei contralti...
- ... va provato ancora un po' di più...
- FALSO E TENDENZIOSO!
- ... finché non sarà all'ottimo livello di tutto il resto. Grazie e buonanotte a tutti.
Il prete di *BellaCittadinainprovinciadiArezzo* - vs - chiesa stracolma (4 cori, assemblea dei fedeli, classi di catechismo, chierichetti e chierichette, tre organisti)
- comincerò raccontando di quando cantavo nella corale XYZ. Correvano gli anni '60...
- ...
- ... l'attuale crisi del Vaticano...
- ...
- ... i giovani non sono il futuro, sono il presente...
- ...
- ... ed ora vi parlerò della pace nel mondo...Dialogo n.o 2:
Mamikazen - vs - l'ottenne RodolfoValentino
- amore, calmati
- YEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE.........
- JOGULUGULUPILLOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!
- non urlare nelle orecchie di Lisadagliocchiblù
- HUAAAAAAAAAAAAAAHHH!!!!!!!!!!!
- guarda che non ti porto più in trasferta col coro
- REORRRRRRRRRRRGGGRRRRRRAAAAAAAAAAH
- se non ti siedi immediatamente m'in****o come una bestia
-WEEEEEEEEEEEEEEEE
(ad lib.)Dialogo n.o 3:
Il Guidatore del Pullman - vs - Mamikazen
- signora, lei è proprio bella. No, scusi se glielo dico, sa. Però con quegli orecchini... e il resto... quando ha messo quel vestito con lo spacco, per cantare... io (OMISSIS), perché all'uomo piace questa cosa che si vede un po' la gamba e non si vede, in fondo le donne quando sono praticamente nude in spiaggia non le guarda nessuno, invece quello spacco lì... e tutto il resto... ecco, stasera la porterei a mangiare il pesce, che ne dice? andiamo nel *RistoranteSottoAlbergo* dove veramente oggi non dovrei entrare, perché la domenica sera c'è una che... insomma, ce l'ha un po' su e mi tira i piatti... però se entro con lei non mi tira i piatti perché pensa "cavoli, mi ha sostituita con una che valeva proprio la pena". Che ne dice? ci viene a mangiare il pesce?
- grazie per l'invito, davvero, ma devo andare a casa a mettere a letto mio figlio. Magari un'altra volta. Mi potrebbe accendere il microfono, per favore, che devo fare l'appello?
- certo, signora. Ecco qui.
- grazie.
- prego.
Dialogo n.o 4:
Direttore Ad (al microfono) - vs - Mamikazen (da fondo pullman)
- allora, solo due parole al microfono per dirvi che oggi siete stati davvero bravi, sono molto contento. Il concerto è andato benissimo, tutto bene, a parte forse il brano nuovo con la parte dei contralti che va un po' messa a punto...
- NON E' VERO!
- non sto dicendo che i contralti abbiano cantato male, anzi, solo che rispetto al resto, che è più rodato...
- STAI SBAGLIANDO!
- ... dicevo, rispetto a tutto il resto, che facciamo già da tempo, il pezzo dei contralti...
- FALSO!
- ... va provato ancora un po' di più...
- FALSO E TENDENZIOSO!
- ... finché non sarà all'ottimo livello di tutto il resto. Grazie e buonanotte a tutti.
- ... fermo lì. Dove credi di andare.
(Oh yeah, Mamikazen is back in choir)
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